Grano canadese

Le importazioni nel 2018 si sono quasi azzerate. Alla base della decisione il dibattito sul glifosato, un erbicida molto più utilizzato oltreoceano per motivazioni metereologiche

Nel 2018 le importazioni di grano duro dal Canada sono diminuite drasticamente. La decisione ha posto l’attenzione sulla sicurezza alimentare di questa materia prima, perché per anni l’Italia è stata una delle principali destinazioni del raccolto canadese. Cosa abbiamo mangiato fino adesso, viene da domandarsi? La decisione delle aziende italiane è legata a motivazioni di salute o si sta cercando solo di accontentare un sentimento diffuso tra i consumatori a causa del dibattito sul glifosato?

Come si coltiva in Canada

Che in Canada si usi più glifosato durante lo coltura del grano è un dato di fatto, dettato da motivazioni meteorologiche. «Rispetto all’Italia è un Paese più freddo e umido – spiega Alberto Ritieni, professore di Chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. «Da noi il grano viene seccato in modo naturale dal sole. In Canada, invece, spesso si semina e si raccoglie con la neve. L’unico modo per seccare il grano e procedere al raccolto è “far credere” alla pianta che sia arrivata l’estate. Questo processo si ottiene con un trattamento che contiene glifosato». In Italia irrorare questo erbicida prima del raccolto per favorirne la maturazione è vietato da un decreto del Ministero della Salute del 2016, mentre a livello europeo è stato chiesto di rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato per soli 7 anni, invece dei 15 previsti.

Il glifosato fa bene o fa male? 

Qual è lo svantaggio? «Il glifosato – continua l’esperto – lascia dei residui nella pianta di grano e soprattutto nei suoi prodotti, rendendola meno sicura. Ma il dibattito scientifico è ancora aperto». Sul tema si sono espressi due importanti comitati scientifici, ma i loro pareri sono contrastanti. Lo , che è l’Agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità per la Ricerca sul Cancro, ha definito il glifosato «probabile causa di tumori» perché in grado di danneggiare il Dna. Tuttavia, mancano a supporto studi scientifici sull’uomo. Per ora, i più importanti sono stati condotti sugli animali. L’, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ritiene invece che il glifosato sia «probabilmente non cancerogeno». Nessuna condanna, quindi, ma neanche un via libera.

Esposizione al glifosato

La quantità di glifosato tollerata ogni giorno, secondo l’Unione Europea, è di 0,5 milligrammi per chilo di peso corporeo. Bisognerebbe mangiare decine di chili di pasta o biscotti per superare il limite, ma per alcuni esperti il problema potrebbe essere l’esposizione cronica. La dieta italiana, dopotutto, si basa su molti prodotti a base di grano, come pasta, pane, pizza e dolci della tradizione. «A lungo andare – riprende Ritieni – l’assunzione di glifosato attraverso questi prodotti derivati dal frumento può dare fastidio al nostro microbiota intestinale, interferendo con la flora batterica. E questo non è un bene».

Composizione nutrizionale

Spostando il dibattito sul piano nutrizionale il confronto tra la varietà canadese e quella italiana si gioca solo sul contenuto proteico. «Il grano proveniente dal Canada è sempre stato considerato positivo perché più proteico di quello nostrano. E un grano duro ad alto contenuto di proteine è ottimo per la produzione di pasta» spiega l’esperto. Ma le abitudini di consumo sono cambiate. «Quando la popolazione era più povera, si tendeva a consumare la pasta più spesso e a considerarla un’importante fonte proteica. Oggi si porta in tavola con meno frequenza e si prediligono le proteine animali, della carne e del pesce, o quelle vegetali, dei legumi». In più, negli ultimi anni in Italia c’è stata una riscoperta dei grani antichi, che sono più proteici (contengono più glutine, anche se meno tenace di quello delle varietà moderne) e quindi, conclude Ritieni, «questi grani hanno le stesse performance nutrizionali del prodotto canadese».

La riscoperta dei grani antichi

Il grano italiano può ritenersi quindi più sicuro rispetto a quello coltivato in Canada per quanto riguarda il glifosato, ma non in maniera assoluta. Le varietà di grano moderne prodotte in Italia si avvalgono comunque di trattamenti erbicidi. Non ne hanno invece bisogno, per motivi ambientali e genetici, quelle antiche, che sono considerate migliori sotto vari aspetti. E gli italiani sembrano saperlo: secondo un’indagine Coldiretti, negli ultimi ventanni il consumo di pane, pasta, pizza a base di grani antichi è aumentato di circa 250 volte.

Giulia Masoero Regis

 

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