fegato grasso

Uno studio dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma mette in guardia i genitori: i piccoli che hanno steatosi epatica hanno il doppio di probabilità di sviluppare prediabete e diabete

Mamme e papà, drizzate bene le orecchie: i bambini con fegato grasso hanno il doppio di probabilità di sviluppare il diabete rispetto ai loro coetanei sani. A stabilirlo è una ricerca condotta dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma in collaborazione con l’Università di Verona e l’Università di Southampton e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Epatology.

Cos’è il fegato grasso

Il fegato grasso, o steatosi epatica, è una malattia piuttosto frequente in età pediatrica tanto che, stando alle stime dello stesso nosocomio romano, colpisce circa il 3-12% dei bambini normopeso e il 70% di quelli sovrappeso o obesi. Si tratta di una condizione caratterizzata da un accumulo di trigliceridi nelle cellule epatiche: i grassi si depositano in quantità superiore al 5% e il fegato non è più in grado di smaltirli. Il motivo? A giocare un ruolo fondamentale nell’insorgenza di questa patologia ci sono la genetica, la familiarità per obesità, una dieta ricca di grassi associata a scarsa attività fisica, la presenza di malattie metaboliche (come l’ipercolesterolemia e l’ipertensione), la carenza di vitamina B12, l’anemia e l’assunzione di alcuni farmaci. Leggi questo articolo per saperne di più.

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Lo studio del Bambino Gesù

La ricerca del Bambino Gesù, guidata da Valerio Nobili, responsabile di Patologie epato-mataboliche scomparso prematuramente lo scorso marzo, ha coinvolto 700 bambini italiani, dei quali 599 avevano il fegato grasso e 118 senza questa patologia. Dopo aver monitorati i piccoli pazienti dal gennaio 2003 al settembre 2018, gli studiosi hanno dimostrato che chi aveva steatosi epatica presentava un rischio maggiore di sviluppare prediabete e diabete rispetto a quelli senza. In particolare, il 20,6% dei bimbi con fegato grasso aveva una condizione di alterata tolleranza al glucosio agli esami di laboratorio e alla curva da carico orale di glucosio. Il 19.8% di essi aveva prediabete mentre lo 0,8% stava per sviluppare diabete vero e proprio.

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