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I sintomi sono simili ma si tratta di due condizioni diverse, tant'è che dalla celiachia non si guarisce, mentre chi è sensibile al glutine può migliorare fino a poter ogni tanto concedersi una pastasciutta «tradizionale»

Crampi addominali, diarrea, meteorismo, vomito: sono in molti gli italiani a convivere con questi fastidiosi sintomi, soprattutto dopo un pasto. Colpa di una reazione autoimmune al glutine, una sostanza contenuta in alcuni cereali come grano, orzo, segale, che porta alla progressiva distruzione dei villi intestinali responsabili dell’assorbimento di nutrienti e minerali. Sono le donne a soffrire maggiormente di celiachia, almeno tre volte più degli uomini, ma le cause che scatenano la malattia sono ancora sconosciute. Una corretta diagnosi e l’adozione di un regime alimentare senza glutine, consente di tenere sotto controllo i sintomi intestinali e quelli extra-intestinali, come carenza di ferro, debolezza muscolari, afte orali, osteoporosi.

La diagnosi mediante test specifici consente anche di distinguere la celiachia dalla sensibilità al glutine, un disturbo transitorio che può presentare dei sintomi simili, per cui non sempre è necessaria una dieta aglutinata. Ci spiega la differenza tra le due condizioni Umberto Volta, docente di medicina interna all’Università di Bologna e coordinatore del board scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia (puoi chiedergli un consulto qui).

05/05/2014