Supercibi orientali

Oggi, rispetto ai pionieri e ai grandi navigatori della storia che per primi li hanno conosciuti, non siamo affascinati solo dai racconti che li declamavano come elisir di lunga vita. Grazie alla scienza, sappiamo con certezza che fanno bene alla nostra salute e non è un caso che il Giappone sia ancora il Paese più longevo al mondo.

Sono utili nella prevenzione di tumori e demenze, riducono gli effetti dannosi dello stress ossidativo grazie al loro contenuto in polifenoli, possono abbassare la quantità di
colesterolo cattivo contribuendo a tenere lontani infarti e ictus.

Supercibi orientali: la cosa migliore è integrarli all’interno della dieta mediterranea

L’elenco delle loro virtù è lungo e, di certo, non finito. Definiti supercibi, alcuni sono ancora oggetto di studio. Ma, avvertono gli esperti, guai ad abbandonare la dieta mediterranea (che può essere arricchita dai sapori orientali) e sbilanciare la nostra
alimentazione concentrandoci solo su questi alimenti. Tra l’altro, prima di consumarne alcuni, in quantità considerate terapeutiche o con una certa regolarità, bisogna sentire il parere del medico, perché potrebbero interagire con cure farmacologiche in corso.

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Tè verde

Di origini cino-giapponesi, l’infuso di foglioline di tè verde (di cui si contano più di diecimila varietà) è la seconda bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. Solo da pochi anni è arrivato in Occidente, dove si è sempre preferito il tè nero. Non ci ha
messo però molto a riscuotere consensi a destra e a manca nonostante il suo sapore, amaro e pungente, non sia gradito a tutti i palati.

Come ci è riuscito? «Perché è diverso da tutti gli altri tipi di tè», afferma Saverio Bettuzzi, professore ordinario di biochimica del dipartimento di scienze biomediche, biotecnologiche e traslazionali presso la facoltà di medicina dell’Università di Parma. «A cominciare dal processo di lavorazione. A differenza di quelli tradizionali, non viene fermentato ma subisce un trattamento termico, intorno ai 65-70 gradi, simile alla pastorizzazione, che dura solo pochi secondi. Il contenuto di polifenoli, sostanze ad azione antiossidante, rimane così invariato. E vanta innumerevoli benefici per l’organismo, tra cui la capacità di offrire una buona lucidità mentale, molto più di quanto possa fare il caffè».

Le catechine

La sua ricchezza in catechine, la cui principale è l’EGCG, epigallocatechina gallato, appartenente alla famiglia dei flavonoidi, preziosi antiossidanti per l’organismo, e altri principi attivi minori, tra cui bassissime dosi di caffeina, teofilina, vitamine, sali
minerali e amminoacidi, aiutano a controllare il peso corporeo, tenere lontane malattie cardiovascolari e i tumori.

Azione antitumorale: gli studi sono promettenti

«Oggi nei Paesi occidentali il tumore alla prostata è il secondo in ordine di frequenza», continua Bettuzzi. «Verosimilmente, nel corso  degli anni, con l’innalzarsi dell’età media della popolazione, diventerà il primo. Ma, a differenza di altri tipi di tumore, non si hanno ancora molti strumenti per prevenirlo», continua Bettuzzi.

Il suo gruppo di ricerca ha pubblicato uno studio sulla rivista Carcinogenesis che ha mostrato come il tè verde possa colpire queste cellule tumorali. Con altre due ricerche, apparse su European Urology e Cancer Research, ha documentato l’efficacia chemiopreventiva nei confronti del tumore alla prostata, bloccando, nel 90% dei casi, la progressione delle cellule maligne, con effetti benefici anche a distanza di anni dalla loro comparsa.

Uno studio del Karolinska Institutet di Stoccolma e una pubblicazione su Nature Medicine di Adriana Albini, direttore del Dipartimento di ricerca dell’IRCSS dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e direttore scientifico della
Fondazione MultiMedica di Milano, avevano affermato già alla fine degli anni 90 che il tè verde può frenare l’angiogenesi, ossia la formazione di nuovi vasi sanguigni di cui il tumore ha bisogno per procurarsi ossigeno e nutrienti. Un lavoro del Cancer
Chemioteraphy Center di Tokyo ha scoperto che può limitare la telomerasi, cioè il danno prodotto a livello del Dna.

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Alleato del cuore e del cervello

Ma i suoi benefici non finiscono qui. «Le catechine possono ridurre la quantità di colesterolo LDL, cioè quello cattivo, che fa alzare il rischio cardiovascolare e aumentare quello HDL, ossia quello buono, protettivo per l’organismo», spiega Roberto Volpe, ricercatore medico del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma.

«Contrasta, inoltre, il declino mentale, causato dalle demenze, come quelle di origine mista e vascolare, o l’Alzheimer», aggiunge l’esperto. Tutti questi benefici, però, richiedono che si rispetti una condizione: «Affinché il tè verde abbia un effetto preventivo bisognerebbe fare come i giapponesi e sostituirlo ai due litri giornalieri di acqua raccomandata», consiglia Bettuzzi. «O berne almeno cinque o sei tazze concentrate tutti i giorni. Senza aggiungere zucchero, limone o latte, che ne riducono gli effetti». Meglio, infine, preferire una delle tante varietà di tè verde puro, piuttosto che quelle aromatizzate.

Curcuma

CurcumaLa curcuma, dalle tinte dorate e dal sapore deciso e intenso, ha conquistato da pochi anni un posto di tutto rispetto nelle nostre cucine. La sua versatilità nell’insaporire i cibi con il suo aroma caratteristico, nel profumarli di una nota esotica e nel renderli ancora più colorati e invitanti ha stregato la vista, il gusto e l’olfatto di molti occidentali.

Il suo attivo principale, la curcumina, come confermano innumerevoli studi scientifici, ha svariate proprietà benefiche per l’organismo. «È una delle spezie più studiate per le sue proprietà antinfiammatorie», afferma Anna Villarini, biologa nutrizionista presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

«Oggi, grazie alla ricerca, noi sappiamo che le cellule tumorali crescono in un tessuto infiammato. La curcumina è dunque utile anche nella prevenzione delle neoplasie». Ma, è bene precisarlo, una spolverata su un piatto di insalata o per insaporire una zuppa, non è sufficiente a garantire un effetto benefico: da sola, non è biologicamente assorbita dall’organismo.

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Non è facilmente assimilabile

«In cucina, affinché si riveli un alleato per la nostra salute, va sempre abbinata a un pizzico di pepe», suggerisce la nutrizionista. «È solo grazie alla piperina, il suo principio attivo principale, se la curcumina può essere veicolata dall’intestino al sangue. Non è un caso se gli indiani, per potenziare gli effetti delle singole spezie, hanno creato il masala, la miscela comunemente chiamata curry, che si compone di curcuma, zenzero, pepe nero, cumino e peperoncino.

Le virtù della curcuma non sono finite. «Il consumo di questa spezia può essere di aiuto agendo direttamente sulle cellule tumorali», aggiunge Adriana Albini. «In particolare, nei nostri laboratori ne abbiamo evidenziato le proprietà di blando
estrogenico, e quindi avrebbe potenzialità contro i tumori ormono-sensibili. E potrebbe, inoltre, essere utile a prevenire le neurodegenerazioni causate dalle demenze e dall’Alzheimer».

Uno studio tedesco, pubblicato su Stem Cell Research & Therapy, ha scoperto che un composto della curcuma, chiamato Ar-turmerone, stimola la formazione di nuove cellule cerebrali e potrebbe essere utile nei casi di Alzheimer o per arginare i danni prodotti dall’ictus.

Zenzero

ZenzeroAltra spezia che arriva dal Sud-est asiatico e che ha guadagnato un posto importante sulle nostre tavole è lo zenzero, chiamato dagli indiani «grande medicina». E la definizione altisonante è presto spiegata. «Il gingerolo, il suo attivo più importante, ha proprietà antinfiammatorie, ha un effetto antinausea ed è digestivo», chiarisce Anna Villarini.

In cucina, si presta agli usi più svariati e, per il suo sapore amarognolo, acidulo e piccantino, può essere sostituito all’uso del limone. Grattugiato fresco è ottimo nelle insalate o per cucinare un risotto. Per contrastare le spiacevoli sensazioni della nausea si può preparare una tisana bollendo due o tre fette di zenzero fresco in acqua. L’importante è non sorseggiarla d’un fiato, ma lentamente, altrimenti si ottiene l’effetto contrario.

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Bacche di Goji

Crescono su viti rampicanti coltivate nelle zone montane tra Tibet e Mongolia: le bacche di Goji, utilizzate da millenni nella medicina tradizionale cinese, che gli attribuisce effetti benefici nei confronti di fegato e reni, sono le ultime arrivate sulle nostre tavole.

Il loro sapore è invitante e quando raggiungono il palato, evocano il gusto di un mix di ciliegie, mirtilli e uva passa. Contengono soprattutto carotenoidi, come il betacarotene, la luteina, la zeaxantina, e le vitamine A, C ed E. Ma gli studi
scientifici che le riguardano sono ancora pochi e in via di approfondimento.

Perché sono così di gran moda?

«Sono degli antiossidanti, che aiutano a contrastare l’effetto dei radicali liberi sull’organismo, come tanti altri frutti della nostra tradizione», dice Adriana Albini, ricordando però che non possono essere consumate a cuor leggero. «Come tutte le bacche, essendo parenti del pomodoro e della famiglia delle solanacee, possono causare reazioni allergiche o delle intolleranze. Prima di introdurle nella dieta con regolarità, andrebbe testato il loro effetto sull’organismo mangiandone una piccola dose».

Interferenze con alcuni farmaci 

Tanto vale andare sul sicuro e, prima di prendere l’abitudine di mangiarle con regolarità, farlo sapere al proprio medico, soprattutto se si prendono farmaci per una patologia specifica. È possibile, per esempio, che possano potenziare l’effetto degli anticoagulanti.

Molto meglio mangiarle fresche

È la versione del frutto fresco quella migliore. Tra le loro virtù, inoltre, sembra che possano aiutare a tenere sotto controllo il colesterolo, accelerare il metabolismo e migliorare la circolazione sanguigna. Uno degli ultimi studi, pubblicato su Experimental Eye Research da un gruppo italiano, ha messo in evidenza lo loro potenziale capacità di proteggere l’epitelio della retina dalle degradazioni e degenerazioni maculari, tipiche dell’età avanzata.

In cucina come si usano?

«Vengono aggiunte a muesli, mescolate alle insalate, utilizzate nella preparazione di dolci oppure mangiate al naturale, alternandole al consumo di frutti rossi», dice Anna Villarini. E al supermercato si trovano anche sotto forma di barrette, insieme ai cereali, smoothies composti da diversi tipi di frutta.

Funghi curativi

Funghi ShiitakeLa triade che conosciamo, e che ha iniziato a comporre la lista degli ingredienti dei piatti di casa nostra, è composta da tre diverse varietà. Stiamo parlando dei funghi shiitake, reishi e maitake. Arrivano da Cina e Giappone, terre a cui i locali
attribuiscono aggettivi importanti, come medicinali, terapeuti o miracolosi, e si trovano secchi nei banchi dei supermercati.

Rafforzano le difese immunitarie

«Il loro effetto principale», spiega Anna Villarini, «è quello immunostimolante». Ossia, possono dare uno stimolo positivo al nostro sistema immunitario affinché funzioni meglio e ci protegga dalle aggressioni esterne (contrastando raffreddori o influenze) o
interne (per esempio la genesi o lo sviluppo di alcune patologie tumorali). «Attivando il sistema immunitario», continua l’esperta, «offrono vantaggi anche nelle patologie oncologiche».

Proprietà antitumorali e alleato del cuore: gli studi sono incoraggianti

Stando a quanto riportato in uno studio pubblicato sul British Journal of Urology, il maitake, in particolare, aiuterebbe a ridurre la crescita di cellule tumorali nel 75% dei casi. Lo shiitake, poi, ha un effetto di riduzione del colesterolo, con conseguenti benefici sul sistema cardiocircolatorio.

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Le controindicazioni

«I funghi sono molto proteici e, in generale, le sostanze in essi contenute possono creare allergie in alcune persone predisposte» avverte Villarini.
Tutti, anche quelli di casa nostra, se mangiati in grandi quantità possono avere un effetto tossico, che potrebbe causare danni al fegato. Bisognerebbe, quindi, utilizzarli saltuariamente o in modeste quantità.

Chi ha problemi di ipercolesterolemia, per esempio, può introdurre nella propria dieta uno shiitake uno o due volte a settimana. Ma ogni caso è a sé, non si può generalizzare.

Come si usano in cucina?

Un fungo, che basta per una persona, può far parte di una zuppa di miso giapponese preparata a casa, o essere aggiunto alle abituali preparazioni a base di funghi.

Alghe

Tutte le varietà sono più o meno ricche di sali minerali, come ferro, calcio e iodio, e vitamine del gruppo A, C, E, K. «Alcuni studi», spiega Adriana Albini, «attribuiscono alle alghe un’azione preventiva nei confronti dei tumori».

Essendo ricche di mucillagini, avrebbero anche la capacità di «catturare» i metalli pesanti che in quantità eccessive sono dannosi all’organismo. «Svolgono quest’azione quando sono nel mare e si pensa che possono farlo anche nel corpo umano», spiega Anna Villarini.

«Per ora, però, è solo un’intuizione, una base scientifica forte ancora non c’è». È però certo che la qualità wakame, essendo quella più ricca di mucillagini, può aiutare chi soffre di coliti o di infezioni all’intestino.

Meglio consumare le alghe con moderazione

«Contenendo un’importante quantità di iodio, non possono essere utilizzate da tutti», precisa Anna Villarini. «Chi soffre di tiroidite autoimmune, o chi ha un ipertiroidismo, non deve assolutamente mangiarle, perché stimolano il lavoro della tiroide. Chi ha un ipotiroidismo, invece, purché non derivi da una tiroidite, può consumarle e il suo metabolismo può trarne benefici».

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