latte d'asina

Un DDL lo propone come integrazione del latte materno nell'alimentazione dei nati prematuri. Ecco le reazioni della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica e della Società Italiana di Neonatologia

Sostenere la produzione del latte d’asina quale alimento alternativo al latte vaccino nei casi di allergia allo stesso e quale integratore del latte materno per i bambini nati prematuri: è questo l’obiettivo del DDL 1197, proposto dal senatore di Forza Italia, Francesco Battistoni, e presentato qualche giorno fa in Senato.

Perché un Disegno di Legge sul latte d’asina?

Stando ai dati diffusi dalla European Foundation for the Care of Newborn Infants si stima che in Italia ci siano, ogni anno, 40.000 nati pre-termine, cioè venuti al mondo prima della 37esima settimana di gestazione, pari al 7-8% del totale delle nascite che avvengono nel nostro Paese. Per rispondere ai loro particolari fabbisogni nutrizionali, il latte materno deve essere integrato con altri nutrienti, soprattutto – come si legge nel DDL – con proteine da latte vaccino, che però sono spesso mal tollerati dal fragile intestino dei prematuri. Inoltre, esistono bimbi che sviluppano un’allergia proprio alle proteine del latte: un fenomeno diffuso in età pediatrica, che coinvolge circa il 5% della popolazione tra 0 e 2 anni. Ecco perché, come dice il DDL, è indispensabile poter disporre di alimenti sostitutivi che siano tollerati e dotati di caratteristiche nutrizionali adeguate, come ad esempio il latte d’asina. Nella proposta di legge, infatti, viene specificato che «le caratteristiche chimiche lo rendono il più simile al latte umano, facendone una valida alternativa alimentare per i bambini con allergia alle proteine del latte vaccino e un migliore ingrediente per integrare il latte umano per i nati prematuri». Questo provvedimento, inoltre, prevede incentivi per gli allevatori di asini, che rischiano l’estinzione, e per i produttori di latte affinché il prodotto possa essere acquistato alle migliori condizioni. .

Gli ostetrici contro il DDL

Le reazioni al DDL 1197 non si sono fatte attendere. La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica, ad esempio, boccia in toto il provvedimento. «Ciò di cui hanno bisogno i neonati e le neo-mamme – si legge in una nota del Comitato Centrale della FNOPO – è, invece, l’adozione di misure che sostengano l’allattamento attraverso campagne di sensibilizzazione mirate». Non c’è latte d’asina che tenga: per la FNOPO il latte umano donato rappresenta l’alternativa più valida nel caso in cui quello materno non fosse disponibile o non fosse sufficiente. A tal proposito la Federazione ricorda l’importanza di supportare le Banche del latte umano donato (BLUD), che «hanno il grande pregio di consentire ad alcune donne di poter donare latte che producono in grande quantità e ad altre, che invece per diversi motivi non hanno una produzione adeguata in quantità e/o qualità, di usufruire di latte materno».

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Anche la Società Italiana di Neonatologia interviene

La Società Italiana di Neonatologia, da sempre impegnata nel sostenere iniziative che riguardano la salute dei nati pre-termine, interviene sull’argomento, senza demonizzare la proposta di legge. «È indubbio che il latte materno e quello umano donato siano gli alimenti per eccellenza per i neonati premauturi, ma spesso, proprio in considerazione della fragilità e delle patologie di questi bambini, sono necessari integratori per potenziarne gli apporti nutrizionali» si legge in una comunicato stampa della SIN. Tuttavia, come sottolineano i vertici della Società nella nota, ad oggi è stato pubblicato un solo articolo scientifico sulla validità del latte d’asina nell’alimentazione dei nati pre-termine. Quindi, in attesa di evidenze che ne dimostrino veramente l’utilità, la SIN chiede di accendere i riflettori su altre questioni, altrettanto importanti. Ad esempio «sarebbe necessario consolidare tutte quelle misure in grado di facilitare e mantenere l’allattamento al seno esclusivo, anche quando prematurità e patologie lo rendono più difficile, e rafforzare ulteriormente il patrimonio che le Banche del Latte Umano Donato rappresentano».

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