scuola consigli per non avere sonno

Poche ore di riposo notturno penalizzano gli studenti dal punto di vista fisico, emotivo e cognitivo. Ecco i suggerimenti dello neuropsichiatra infantile per riprendere la routine scolastica

Driin! Esiste forse un suono più sgradevole della sveglia al mattino? Ebbene, agli occhi (anzi, alle orecchie) degli studenti rientrati da tre meravigliosi mesi di libertà, relax e grandi dormite, sicuramente quel rumore risulta ancora più stridulo e odioso. E infatti, a settembre, riprendere una certa regolarità negli orari per rientrare nei ritmi autunnali può diventare un problema, in alcuni casi piuttosto difficile da risolvere. Perché il ritorno a scuola non sia un incubo per bambini e ragazzi (e di conseguenza anche per i loro genitori), è bene giocare un po’ d’anticipo.

Se non si dorme a sufficienza, non si memorizza

Durante l’estate, complice il clima vacanziero e il maggior numero di ore di luce, si tende a tirar tardi guardando la televisione, giocando ai videogiochi o uscendo con gli amici. Quando però ricomincia la scuola, a causa dell’orologio biologico impostato sugli orari estivi, il sonno si fa sentire solo a tarda sera, non si riposa bene e il risveglio è lento e difficile. «Al termine della pausa estiva è normale incontrare qualche difficoltà nel riacquistare un corretto ritmo sonno-veglia; ma poiché i bambini e i ragazzi in età scolare hanno bisogno di dormire dalle otto alle dieci ore per notte, è importante ristabilire velocemente una routine che consenta di riposare a sufficienza, pena anche uno scarso rendimento scolastico», spiega Oliviero Bruni, direttore della neuropsichiatria infantile all’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma e specialista in disturbi del sonno nei bambini. La cosiddetta privazione del sonno, infatti, porta a conseguenze negative piuttosto immediate, come alterazioni dell’umore, scarsa attenzione, difficoltà di concentrazione, mancanza di memoria. La ricerca scientifica ha ormai accertato che il processo di memorizzazione avviene durante il riposo notturno, in particolare nella fase Rem (rapid eye movement, chiamata così perché gli occhi si muovono a scatti), quando i ricordi vengono riattivati, rielaborati e fissati nel cervello da specifici circuiti neuronali; la riprova sta nel fatto che, soprattutto in età senile, la riduzione progressiva delle ore di riposo notturno è direttamente proporzionale a una riduzione della memoria.

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Le regole per dormire bene

Come facilitare, dunque, un rientro sereno? Con poche, semplici regole, che però vanno rispettate. «Se il sonno è una funzione fisiologica, l’addormentamento è a tutti gli effetti un comportamento appreso, da favorire attraverso una buona igiene del sonno, soprattutto in momenti delicati come l’inizio della scuola (magari di un nuovo ciclo scolastico) che può creare un po’ d’ansia nei piccoli studenti», continua lo specialista.

➜ Primo compito dei genitori è quello di rendere la cameretta un luogo il più possibile rilassante, quindi senza luce diretta (se lo si desidera, si può tenere accesa una piccola luce soffusa), silenzioso, arieggiato e preferibilmente in ordine.

➜ Circa una settimana prima dell’inizio delle lezioni, l’andata a letto va anticipata gradualmente (circa 15 minuti al giorno), fino a raggiungere l’orario desiderato.

➜ Si dovrebbe resistere alla tentazione di fare addormentare i bambini più piccoli nel lettone o sul divano nella speranza di favorire il sonno: registreranno questa modalità e la vorranno ripetere in futuro.

➜ Evitare che dopo il primo pomeriggio vengano assunte bibite eccitanti a base di caffeina, teina o bevande energetiche.

➜ Ultimo, ma di certo non meno importante, tenere fuori dalla stanza la tecnologia.

«Bambini e ragazzi, in particolar modo quelli che hanno un sonno delicato o che faticano ad addormentarsi, non dovrebbero mai tenere dispositivi elettronici in camera; tablet, smartphone, computer, ma anche il televisore, attraverso la luce degli schermi, rallentano la produzione di melatonina (il cosiddetto ormone del sonno), ma soprattutto determinano un’iper-stimolazione cognitiva, che ritarda l’addormentamento fino a inibirlo del tutto, oltre a peggiorare la qualità del sonno in modo importante», precisa Bruni. Questo significa che il sistema nervoso della generazione dei «sempre-connessi», a causa del bombardamento continuo di informazioni, immagini, notifiche, viene sottoposto a uno stress tale per cui la fase di rilassamento, fondamentale per un buon sonno, viene via via a mancare. La soluzione sta nel compromesso. Poiché, infatti, togliere il cellulare dalle mani di un adolescente può essere un’impresa ardua (oltre che una fonte quasi certa di litigi e porte sbattute), è necessario trovare un accordo: mezz’ora prima di andare a dormire i dispositivi vengono consegnati ai genitori. Inizialmente si potranno trovare delle resistenze, ma si tratta di una sana abitudine che ripaga in termini di serenità familiare.

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E se il sonno non arriva?

Se nonostante gli accorgimenti per riprendere il ritmo i disturbi del sonno permangono è bene farsi dare qualche consiglio dal pediatra di famiglia. «Il medico valuterà se sono presenti patologie di natura fisica che impediscono di riposare correttamente (allergie, asma, intolleranze alimentari, dermatite atopica), escluse le quali potrà consigliare una terapia a base di melatonina, per ristabilire un corretto equilibrio sonno-veglia, o di valeriana, l’unico rimedio fitoterapico che ha dimostrato di avere un effetto benefico sul sonno; nei casi più gravi, in cui i ragazzi non riescono più ad affrontare una vita normale a causa del sonno sregolato (di solito arrivano ad addormentarsi all’alba, per svegliarsi nel pomeriggio) e in cui possono addirittura iniziare a presentarsi segni di depressione, sarà il caso di rivolgersi a uno specialista del sonno, il quale tratterà il disturbo con sedute di cronoterapia», spiega Bruni. La tecnica consiste nel ritardare progressivamente l’orario di addormentamento, anche attraverso l’esposizione a una luce artificiale, fino a compiere un «giro completo» di 24 ore e ripristinare il ritmo crono-biologico.

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