barbara tabita
Credits: Instagram @barbara_tabita

«Attività fisica, dieta e tanta forza di volontà: così un anno dopo la nascita di Beatrice sono rientrata nei miei vestiti e ho ripreso la mia carriera da attrice»

Ogni gravidanza è una gioia e, per me che sono rimasta incinta a 43 anni, è stata pure un dono. Ma proprio a causa della mia età si è rivelata anche una guerra, perché, se da un alto è accertato che l’età delle neomamme negli ultimi anni si è sempre spostata più avanti, in concomitanza con il raggiungimento della solidità economica, dall’altro è vero che la natura non ha modificato i suoi tempi. Insomma, altro che rose e fiori: mettere al mondo una vita mica è facile, è qualcosa di straordinario. Nessuno mi aveva avvertito prima, per questo ora voglio che voi, lettrici di OK, sappiate: l’attesa di un bimbo è l’esperienza più difficile alla quale un essere umano possa essere sottoposto, fa fare i conti con l’età e gli acciacchi, quelli che già si hanno e quelli che si aggiungono. Non a caso questo compito è toccato a noi donne… Ma, alla fine, come ricompensa di tutte queste sofferenze si ottiene un regalo immenso. Il mio si chiama Beatrice.

Un problema via l’altro

È lungo l’elenco delle difficoltà che ho dovuto affrontare, in quanto il corpo durante l’attesa cambia totalmente e gli innumerevoli sbalzi ormonali impallano tutto. La pelle si è trasformata, con quella della pancia che si è assottigliata e tesa, mentre in faccia sono comparse macchie a forma di farfalla. I nei si sono ingranditi e i pori del viso dilatati. Le  gambe si sono gonfiate per le flebite e, come se non bastasse la difficoltà a camminare dovuta a piedi che avevano assunto la forma di palloni, ho iniziato a zoppicare per l’infiammazione del nervo sciatico. Mi sono venuti i noduli alla tiroide e la vista si è abbassata, però l’effetto peggiore è stato un altro: sono ingrassata di 32 chili. Mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo, quando ero una ragazzina di 15 anni che pesavo 84 chili. È mio forte convincimento che una donna sia sempre bella, che abbia qualche curva in più o in meno, a patto che sia in salute, ma nel mio caso i chili aggiuntivi erano effettivamente troppi e non «sani». Se, poi, pensate che di professione faccio l’attrice… Ho dovuto accantonare momentaneamente il mio lavoro, anche perché avrei potuto solo fare la caratterista. Insomma, non vedevo l’ora di partorire!

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Sotto controllo per i precedenti attacchi ischemici

Mi ricordo la prima volta che sono andata dal parrucchiere col pancione. Sono stata accolta da un corale: «Amore, come stai? Che bello!». «È un inferno!», la mia risposta – sono una tipa assai diretta – a scioccare tutte le presenti, che si aspettavano l’ingresso di una ragazza al settimo cielo. «Come si permette di parlare in questo modo di un evento così bello!?!», avranno subito pensato le altre clienti, salvo, poi, pian piano, venire una a una a confidarsi con me: «Ah, signora mia, anch’io ho avuto questo, questo e questo…». C’era quella a cui la dolce attesa aveva lasciato in ricordo un’ernia all’ombelico, un’altra alla quale si era rotto il capillare di un occhio… Ognuna aveva avuto i suoi bei fastidi. Che, per quanto mi riguardava, erano dovuti esclusivamente alla mia età e non ai gravi problemi di salute che avevo avuto appena un paio d’anni prima: una serie di attacchi ischemici transitori (Tia), cioè una temporanea interruzione o riduzione dell’afflusso del sangue al cervello, per i quali, comunque, sono rimasta sotto stretta osservazione durante tutta la gravidanza, senza mai interrompere la terapia a base di punture quotidiane in pancia.

Come regalo post-partum ho chiesto un’ellittica

Beatrice è nata, bellissima e sanissima, il 6 aprile 2018 con un taglio cesareo. Come regalo da neomamma ho chiesto una ellittica, cioè uno di quei macchinari da palestra con cui simulare un’attività a metà tra la corsa e lo sci di fondo, e neanche 24 ore dopo il ritorno a casa con la bimba ero già lì a faticare. Mezz’ora al giorno ogni giorno per un anno intero. Non vi dico la fatica, però è tutta una questione di volontà, di nervi saldi e di avere un obiettivo da raggiungere, quello star bene con se stesse che è fondamentale anche per essere una buona madre. Ora mi alleno con un personal trainer: crossfit e Trx, 40 minuti a seduta due volte a settimana per entrambe le discipline. Del resto devo essere in forma per stare dietro a Beatrice, che ormai cammina e corre ovunque assieme alla nostra labrador Nike. A tavola seguo un regime alimentare molto naturale e ho abolito creme e grassi, ma non ho fatto ricorso a un nutrizionista, visto che conosco le regole per ridurre il girovita fin dai tempi in cui ero una ragazzina grassottella. Non ho allattato al seno mia figlia: siccome avevo poco latte, il pediatra mi ha consigliato di farle fare qualche poppata aggiuntiva di latte artificiale e lei, bevendolo, ha sorriso per la prima volta nella sua vita. Aveva fatto la sua scelta. E, intanto, io ce l’ho fatta a tornare nei miei vestiti e, di nuovo magra, a riprendere la mia vita da attrice. Anzi, da mamma attrice.

Barbara Tabita (testimonianza raccolta da Marco Ronchetto)

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