Target therapy

Secondo una recente indagine su un campione di popolazione italiana, il tumore al seno è conosciuto dal 45% dei cittadini, mentre un altro grande 53% ne ha solo sentito parlare. La conoscenza del cancro alla mammella è il primo passo affinché le donne possano fare prevenzione primaria, riconoscerne i sintomi e accedere agli esami per la diagnosi precoce. Se fatta preventivamente, infatti, la diagnosi può aumentare le possibilità di sopravvivenza e guarigione, soprattutto grazie alle terapie a disposizione oggi. La prevenzione, insomma, è come sempre la parola chiave.

Il test per la BRCA

Tra gli esami, spiega Sandro Pignata, direttore della struttura complessa di oncologia medica uro-ginecologica dell’Istituto tumori di Napoli Pascale, «il test della presenza della mutazione genetica BRCA, (è la cosiddetta mutazione Jolie, dal nome della celebre attrice che ne soffre) è fondamentale per fare prevenzione, perché consente di identificare persone sane però a elevato rischio».

La target therapy

Per quanto riguarda le nuove terapie, da aprile 2016 è disponibile in Italia olaparib, la target therapy approvata per il trattamento di tumore all’ovaio e alla mammella che agisce proprio su questi geni. «Sono farmaci biologici che agiscono su un bersaglio molecolare – spiega Pignata – il presupposto dell’attività di questi farmaci è che ci sia questo bersaglio, in modo da poter selezionare le pazienti che possono beneficiare del trattamento».

Al momento olaparib è utilizzato come terapia di mantenimento delle pazienti con tumore ovarico in stadio avanzato positivo alla mutazione BRCA 1 e BRCA 2. «Sono geni che espongono le pazienti a un elevato rischio di sviluppare tumori all’ovaio o alla mammella – argomenta il dottor Pignata – Il farmaco è efficace perché altera i sistemi di separazione del Dna e porta alla morte delle cellule tumorali.

L’attuale indicazione è il trattamento della recidiva, come mantenimento. Si tratta di curare le pazienti con una terapia orale, quindi con un ridotto impatto sulla qualità della vita, che riesce a tenerle lontane da ulteriori trattamenti chemioterapici per molti mesi. Gli studi che sono stati condotti fino ad oggi evidenziano come olaparib consenta di ritardare la progressione di malattia del 90%.

Circa il 20% delle pazienti trattate ha periodi senza chemioterapia superiori a 2 o 3 anni. Risultato molto importante, perché finora occorreva una serie di trattamenti chemioterapici con pause molto piccole». La nuova terapia ha dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza media delle pazienti fino a oltre 11 mesi.

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