Chirurgia genitale maschile: scopri le nuove tecniche mininvasive

Pubblicato il: 28 Novembre 2018 alle ore 22:06 Aggiornato il: 28 Novembre 2018
Chirurgia genitale maschile: scopri le nuove tecniche mininvasive

Più rapide e indolori per risolvere problemi di prostata, allungamento del pene e disfunzione erettile

Meno dolore e ricoveri più brevi. Sono questi gli obiettivi delle nuove tecniche mininvasive per la chirurgia genitale maschile, sempre più rapide ed efficaci nel risolvere problemi di prostata, allungamento del pene e disfunzione erettile. Le nuove frontiere sono state illustrate dagli esperti riuniti a Roma in occasione del XIII Congresso della Società Italiana di Chirurgia Genitale Maschile (SICGEM): scopriamole insieme.

Incurvamento del pene

Le nuove metodiche per la corporoplastica, cioè la correzione dell’incurvamento penieno, permettono di conservare la capacità erettile e la sensibilità. Questo perché non ricorrono alla circoncisione, ma utilizzano una via d’accesso che sta alla base del pene e che non lascia segni visibili, a differenza delle tecniche tradizionali in cui il tasso di recidive e la perdita della sensibilità e di impotenza è molto alto (25-30% dei casi). «Inoltre è possibile effettuare l’operazione in ambulatorio con anestesia locale. Ciò consente di ridurre i disagi per il paziente con un tasso inferiore di complicanze lievi, pari a circa il 3%», spiega Giovanni Alei, professore benemerito di urologia all’università Sapienza di Roma e presidente della SICGEM.

Prostata ingrossata

Un’altra novità riguarda la cura dell’ipertrofia prostatica benigna, un disturbo che può sopraggiungere dopo i 50 anni determinando difficoltà a urinare. Quando la vescica non riesce più a svuotarsi per l’eccessivo ingrandimento prostatico, bisogna ricorrere nella maggior parte dei casi alla resezione (cioè l’asportazione) della parte ingrandita della prostata. Un’importante innovazione da alcuni anni è rappresentata dall’uso del laser, con il quale si effettua la vaporizzazione della parte interessata rendendo l’intervento esangue, indolore e di particolare sicurezza, soprattutto quando esistono patologie concomitanti (ad esempio malattie cardiache o respiratorie). Entrambi gli approcci vengono effettuati in via endoscopica, senza dover ricorrere a incisioni esterne.

Allungamento del pene

La cosiddetta “sindrome da spogliatoio” continua a colpire, facendo lievitare il numero degli italiani che chiedono di allungare o ingrandire il proprio pene. Anche in questo caso è doveroso un approccio mininvasivo, per permettere alla persona di recuperare la sua vita sessuale e ristabilire un equilibrio psichico. L’operazione di allungamento, secondo la metodica introdotta da Giovanni Alei circa 20 anni fa, prevede l’inserimento di un distanziatore in silicone fra pube e base del pene, confezionato sulle caratteristiche anatomiche del paziente che non comporta recidive o problemi di rigetto.

L’ingrandimento del pene 

Per l’ingrandimento, invece, il problema riscontrato nelle tecniche tradizionali è legato al grasso utilizzato per ispessire il diametro. I pazienti in questo caso avvertono la sensazione di avere una sorta di strato di gommapiuma, tra la cute e i corpi cavernosi. Il professor Alei ha invece provato a introdurre derma umano e suino liofilizzati, ottenendo ottimi risultati. «Le tecniche più attuali – commenta l’urologo – consentono aumenti di dimensione intorno al 25-30%, restituendo sicurezza e piena facoltà di intraprendere una vita di relazione normale. A oggi sono stati operati più di 500 pazienti, effettuando in alcuni casi entrambi gli interventi di allungamento e ingrandimento, associando a volte l’asportazione del grasso pubico».

Disfunzione erettile

Zero controindicazioni: gli studi sulle onde d’urto a bassa intensità per la cura delle disfunzioni erettili vanno avanti e dimostrano ottimi risultati, sia sul piano dell’efficacia sia su quello dell’assenza di controindicazioni per i pazienti. Rispetto alle terapie in uso, come l’iniezione di agenti vasodilatatori nei corpi cavernosi o l’assunzione per via orale di farmaci, le onde d’urto sono in grado di creare nuovi vasi sanguigni nell’organo del paziente. L’effetto ha una durata persistente nel tempo, oltre a presentare il notevole vantaggio di non essere una terapia invasiva ma di breve durata, visto che ciascuna seduta dura solo 15 minuti.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

L’uomo ha perso l’osso del pene per colpa della monogamia

Superdotati o sotto la media? La scienza stabilisce le dimensioni del pene “normale”

Problemi di erezione? Tutte le pillole che curano la disfunzione erettile

Tumore alla prostata: il test del PSA è utile? Tutta la verità





Chiedi un consulto di Urologia