Epatiti virali: quali sono, le nuove cure e i vaccini

Pubblicato il: 12 Luglio 2016 alle ore 22:56 Aggiornato il: 12 Luglio 2016

Colpiscono sempre più persone, circa il 60% in più negli ultimi vent'anni, nonostante le nuove terapie e i vaccini

Ci sono cinque diversi tipi di epatiti: la A, la B, la C, la D e la E. La B, la C e la D si trasmettono attraverso il contatto di fluidi corporei infetti, mentre la A e la E con il contatto con acqua o alimenti contaminati. Le più pericolose sono la B e la C, che possono danneggiare severamente il fegato, aumentando di molto il rischio di sviluppare un cancro. Il problema è la diagnosi: nei primi mesi restano senza sintomi, quindi c’è il rischio concreto di arrivare tardi. 

Epatite A. La malattia ha un periodo di incubazione che va da 15 a 50 giorni e un decorso generalmente benigno. Sono frequenti anche le forme asintomatiche, soprattutto nel corso di epidemie e nei bambini. Molto basso il tasso di mortalità, che si attesta tra lo 0,1% e lo 0,3%, ma può arrivare fino all’1,8% nei pazienti sopra i 50 anni. I sintomi, che durano in genere un paio di settimane, sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali e ittero, accompagnati da innalzamenti delle transaminasi e della bilirubina. I pazienti guariscono completamente senza mai cronicizzare; pertanto, non esiste lo stato di portatore cronico del virus A, né nel sangue, né nelle feci.

La trasmissione avviene per via oro-fecale, come l’influenza. Il virus è presente nelle feci 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e fino a una settimana dopo, mentre è presente nel sangue solo per pochi giorni. In genere il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o di alcuni cibi crudi (o non cotti a sufficienza), soprattutto molluschi, allevati in acque contaminate da scarichi fognari contenenti il virus. Solo raramente sono stati osservati casi di contagio per trasfusioni di sangue.

In Italia sono disponibili due diversi vaccini che forniscono una protezione dall’infezione già dopo 14-21 giorni. La vaccinazione è raccomandata nei soggetti a rischio, fra cui coloro che sono affetti da malattie epatiche croniche, coloro che viaggiano in Paesi dove l’epatite A è endemica, per coloro che lavorano in ambienti a contatto con il virus, i tossicodipendenti, e i contatti familiari di soggetti con epatite acuta A.
Molto importante l’igiene personale, lavare e cuocere bene le verdure e i molluschi.

Epatite B. L’infezione è nella maggior parte dei casi asintomatica. Al contrario l’evoluzione della malattia presenta disturbi addominali, nausea, vomito e a volte ittero accompagnato da febbre di lieve entità. Tuttavia, solo il 30-50% delle infezioni acute negli adulti e il 10% nei bambini porta all’ittero. Il tasso di mortalità è pari a circa l’1%, ma la percentuale aumenta nelle persone con età superiore ai 40 anni.

Nell’adulto la malattia può cronicizzare in circa il 5-10% dei casi. Il rischio di cronicizzazione aumenta al diminuire dell’età in cui viene acquisita l’infezione. Ad esempio nei neonati contagiati poco dopo la nascita si verifica circa 9 volte su 10. Nel 20% dei casi l’epatite cronica può progredire in cirrosi epatica nell’arco di circa 5 anni. Il cancro al fegato (epatocarcinoma) è un’altra complicanza frequente dell’epatite cronica, soprattutto nei pazienti con cirrosi.

La trasmissione avviene attraverso il sangue, per via sessuale e per via verticale da madre a figlio. A rischio, dunque, sono i tossicodipendenti, chi pratica sesso non protetto, il personale sanitario a contatto con persone infette o che lavorano in laboratorio a contatto con l’agente infettivo, ma anche i contatti familiari e sessuali con persone infette, e tutte quelle pratiche che prevedono il contatto con aghi e siringhe non sterilizzati, come i tatuaggi, piercing, manicure, pedicure. Il virus resiste in ambienti esterni fino a 7 giorni, per cui il contagio è possibile anche per contatto con oggetti contaminati.

Il periodo di incubazione varia fra 45 e 180 giorni, ma si attesta solitamente fra 60 e 90 giorni. Dal punto di vista della prevenzione, esiste un vaccino che si è dimostrato sicuro e fornisce immunità di lunga durata.

Epatite C. L’infezione da Hcv è spesso asintomatica. Quando ci sono, i sintomi si manifestano con dolori muscolari, dolori addominali, nausea, vomito, febbre e ittero. Molto raro il decorso fulminante mortale: 0,1% dei casi. L’infezione acuta diventa cronica in un’elevata percentuale dei casi, stimata fino all’85%. Il 20-30% dei pazienti con epatite cronica C sviluppa, nell’arco di 10-20 anni, una cirrosi. Il periodo di incubazione va da 2 settimane a 6 mesi, ma per lo più varia nell’ambito di 6-9 settimane.

La trasmissione avviene principalmente attraverso il sangue. Sono stati documentati anche casi di contagio per via sessuale. L’infezione si può trasmettere anche da madre a figlio, anche se in meno del 5% dei casi.

Non esiste un vaccino per l’epatite C e l’uso di immunoglobuline non si è mostrato efficace. Le uniche misure realmente efficaci sono rappresentate dalla osservanza delle norme igieniche generali, dalla sterilizzazione degli strumenti usati per gli interventi chirurgici e per i trattamenti estetici, nell’uso di materiali monouso, nella protezione dei rapporti sessuali a rischio.

Epatite Delta (D). Il virus dell’epatite D per infettare le cellule del fegato ha bisogno della presenza del virus dell’epatite B. L’infezione quindi si manifesta in soggetti colpiti anche da epatite B. Può avvenire simultaneamente o successivamente. Molti casi di epatite fulminante sono proprio D.

La modalità di trasmissione è la stessa dell’epatite B e il periodo di incubazione va da 2 a 8 settimane. Il vaccino contro l’epatite B è in grado di proteggere anche contro l’epatite D.

Epatite E.  L’epatite E è molto simile all’epatite A. Solo in casi rari può risultare fulminante fino al decesso. Le forme fulminanti si presentano più frequentemente nelle donne in gravidanza, specialmente nel terzo trimestre, con un tasso di mortalità che arriva fino al 20%.

Come per l’epatite A, la trasmissione avviene per via oro-fecale, e l’acqua contaminata da feci è il veicolo principale dell’infezione. Il periodo di incubazione va da 15 a 64 giorni. Sono in corso studi clinici sperimentali per la commercializzazione di due vaccini.

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