Malattie reumatiche e statine

Non soffrire è un diritto. Dal colpo della strega alla lombalgia all'ernia del disco, i consigli dell'esperto di OK William Raffaeli per affrontare il dolore

In Italia, tredici milioni di persone soffrono di dolore cronico, una condizione che genera problemi sociali, economici e lavorativi molto seri. La terapia del dolore è non soltanto un’opportunità, ma un diritto per ogni cittadino. Eppure, la strada per abbattere i pregiudizi nei confronti di alcune cure è ancora lunga. Molto però è stato fatto, in Italia grazie anche a Isal (), l’Istituto di ricerca sul dolore di cui è presidente  William Raffaeli, professore a contratto di anestesia all’università di Parma e che fino al 2014 è stato membro del comitato di esperti della Commissione dolore presso il ministero della Salute (puoi chiedergli un consulto qui).

Il mal di schiena cronico è tra le tipologie di dolore più diffuse.

Il dolore lombare acuto e cronico è il problema più frequente nei paesi industrializzati: colpisce circa il 55-80 per cento della popolazione adulta in prevalenza del settore dell’agricoltura, dell’industria e del terziario e ha un forte impatto socio-economico. In Italia, le sindromi artrosiche sono al secondo posto tra le cause d’invalidità civile. Le cause che generano mal di schiena lombare possono essere diverse e questa condizione crea nel paziente molta confusione. Spesso passano mesi prima che ci si sottoponga a un trattamento efficace con dispendio d’indagini come Tac e risonanze magnetiche. Il fai da te la fa da padrone con l’assunzione di antinfiammatori, spesso inappropriati in molte malattie del rachide, manipolazioni, uso di cure alternative. Pratiche che comportano un allungamento dei tempi prima di giungere a un centro specialistico di terapia del dolore che può dare una soluzione appropriata. Una volta esclusi rischi tumorali, il primo passo è di togliere il dolore in modo da poter intervenire sulle cause.

In che cosa consiste la terapia farmacologica che agisce sul mal di schiena?

La terapia a base di analgesici è una delle cure principali e più diffuse nell’ambito delle cure delle lombalgie acute e croniche. È opportuno iniziare con farmaci a bassa incidenza di effetti collaterali e di collaudata efficacia.
La terapia con oppioidi migliora i risultati clinici nel trattamento del dolore lombo sacrale cronico.
Per i dolori muscolo-scheletrici, il classico “colpo della strega”, gli oppioidi sono i più efficaci, anche se nei confronti di questa categoria di farmaci ci sono ancora gravi pregiudizi da parte dei pazienti e anche dei medici.
Per le patologie da compressione, ovvero le ernie discali, la soluzione più facile è procedere con un blocco spinale a base di anestetici per ridurre l’irritazione della parte nervosa. Anche gli anticonvulsivanti sono molto efficaci nella cura del dolore lombo sacrale complicata da radicolopatia, cioè coinvolgimento delle radici nervose che determina sensazioni quali formicolio, scosse, bruciore.
Nella maggior parte dei casi, la terapia del dolore consente di ritrovare una condizione fisica ottimale. Quando però anche questa cura non sortisce alcun esito, allora l’unica strada da percorrere è la chirurgia specie con tecniche mini-invasive; procedura che deve essere utilizzata quale prima scelta in presenza invece di deficit motori (difficoltà a muovere il piede) o alterazioni delle funzioni degli sfinteri.

Più in generale, quando un dolore si definisce “cronico”?

Si parla di dolore cronico quando questa condizione permane da più di sei mesi. Chi ne soffre presenta uno stato di alterata autonomia psico-funzionale, il 50 per cento prova un senso di sfiducia e di malessere e il 17 per cento ha perso il lavoro. Sono quasi sei le ore lavorative perdute ogni settimana dai lavoratori affetti da dolore cronico, che vivono una situazione di costante emarginazione sociale. Le conseguenze economiche parlano di due miliardi di euro spesi in farmaci e terapie. L’Italia è al terzo posto, dopo Norvegia e Belgio, per quanto riguarda la prevalenza del dolore cronico e al primo posto per quanto riguarda la prevalenza del dolore cronico severo. Questi dati testimoniano l’importanza di creare un’educazione sanitaria sia nei cittadini sia nella classe medica, per poter intervenire in maniera adeguata e tempestiva. Il dolore è presente in molte condizioni cliniche comuni, come mal di schiena, osteoartrosi, fibromialgia, cefalea, endometriosi, il dolore post-chirurgico e i traumi. Inoltre, è presente nel 90 per cento di casi di tumore.

Che cosa dovrebbe fare chi soffre di dolore cronico?

Chi soffre di dolore cronico vaga nel labirinto della sanità, pubblica e privata, per una media di 4,5 anni prima di arrivare a un centro specialistico di terapia del dolore. Durante questi anni vengono consultati specialisti, si subiscono interventi, si tentano diverse strade farmacologiche. Tutto questo incide su ogni cittadino per circa 750 euro all’anno.
Il 21,2 per cento dei pazienti non sa a chi rivolgersi per curare la sofferenza ed è disorientato.
Rivolgendosi a un Centro di terapia del dolore si troverà personale specializzato e competente che valuterà e applicherà la migliore cura, senza ulteriori sofferenze, mettendo al primo posto il diritto alla salute, e alla non sofferenza, di ogni paziente.
La terapia del dolore è un diritto di ogni singolo essere umano e come tale deve essere affrontato dai cittadini e dal sistema sanitario.
Un passo avanti di riconoscimento dell’entità del problema, che ha importanti risvolti sociali ed economici sulla vita delle persone e sul sistema sanitario, è stato compiuto con l’approvazione della legge 38 del 2010, che ha rivoluzionato la percezione del paziente con dolore cronico da parte dei medici. Nonostante questa legge, però, in Italia è ancora insufficiente l’utilizzo di farmaci analgesici oppioidi, il che dimostra che ancora molto deve essere fatto in termini di educazione medica al trattamento adeguato del dolore.

Eliana Canova

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