Proteggere la salute della tiroide con la iodoprofilassi, diagnosticare e curare patologie come l'ipotiroidismo e l'ipertiroidismo: i consigli di Paolo Vitti, presidente della Società Italiana di Endocrinologia

In Italia si stima che soffrano di malattie della tiroide più di 6 milioni di persone. Il 25 maggio è la Giornata mondiale della tiroide e dal 23 al 27 maggio si celebra , con lo scopo di fare il punto della situazione sui crescenti problemi legati a queste patologie, con particolare riguardo all’azione preventiva della iodoprofilassi.

«La tiroide ha un ruolo cruciale per il nostro benessere – spiega Paolo Vitti professore ordinario di Endocrinologia all’Università di Pisa e presidente eletto della – perché regola lo sviluppo neuropsichico ed è fondamentale per la funzione cardiovascolare, il metabolismo basale, lipidico e glucidico. E  – come se fosse una centralina di controllo – influenza la fertilità, il ritmo cardiaco, la forza muscolare e molto altro».

Quali sono le principali cause delle malattie della tiroide?
La causa più frequente è la carenza di iodio, che è alla base per esempio del cosiddetto gozzo nodulare, caratterizzato appunto dalla formazione di noduli alla tiroide. Di conseguenza garantire un opportuno apporto di iodio attraverso l’alimentazione è il più efficace mezzo di prevenzione. Un valido strumento è il sale iodato, che altro non è che sale arricchito di iodio, che si trova ormai ovunque. Tutti i prodotti ittici sono ricchi di iodio, quindi fondamentalmente il pesce, anche se c’è anche nelle uova e nel latte, ma in quantità insufficienti. Usare il sale iodato è meglio. Naturalmente resta l’indicazione generale di ridurre il sale per prevenire l’ipertensione arteriosa e le malattie cardiovascolari, ma quel poco sale che utilizziamo, è bene che sia iodato.

Cos’è l’ipotiroidismo?
L’ipotiroidismo è un’insufficienza di produzione di ormoni tiroidei da parte della ghiandola. La patologia più frequente è la tiroidite di Hashimoto, che è autoimmune e la predisposizione genetica ha un forte ruolo nel determinarla. È molto frequente soprattutto nelle donne, e in particolare nelle over 75; infatti, una donna su 5 ne può essere affetta.
I sintomi sono aspecifici. Ci si sente stanchi, si fa fatica a concentrarsi, si ha scarsa voglia di fare le cose. Inizialmente ha una sintomatologia che si confonde anche con uno stato di ansia. Quando l’ipotiroidismo perdura da tempo la sintomatologia diventa eclatante e se non diagnosticata e curata si possono anche manifestare problemi di insufficienza cardiaca. Fortunatamente però la diagnosi è generalmente veloce.
Molti sono convinti che l’ipotiroidismo comporti anche un aumento di peso, ma in realtà poi non è così, perché la conseguenza dell’ipotiroidismo non è l’aumento del tessuto adiposo. Un leggero aumento di peso può essere messo in relazione con il fatto che chi soffre di ipotiroidismo tende ad accumulare liquidi.

Qual è la cura per l’ipotiroidismo?
Basta assumere l’ormone che manca, la tiroxina. L’ormone tiroideo è facilmente disponibile, si prende una volta al giorno e ha il vantaggio che si assorbe bene. Oggi abbiamo a disposizione varie formulazioni dalle compresse, alle capsule molli senza eccipienti, alle forma liquida, che consentono di personalizzare il trattamento. L’ipotiroidismo, nella stragrande maggioranza dei casi è una patologia cronica e quindi la terapia va assunta per tutta la vita.

Cos’è l’ipertiroidismo?
L’ipertiroidismo, cioè l’eccessiva produzione di ormoni tiroidei, colpisce fino al 2-3% della popolazione generale ma la prevalenza delle forme più lievi è del 4-6 % soprattutto nelle popolazioni più anziane. Anche l’ipertiroidismo può avere un’origine autoimmune (morbo di Basedow) ed in questo caso colpisce soprattutto le donne giovani tra i 20 e i 40 anni. Può anche essere causato da noduli tiroidei iperfunzionanti e in questo caso interessa una popolazione più anziana, sia maschile che femminile. Questa forma di ipertiroidismo è molto più frequente nelle aree iodocarenti.
I sintomi sono molto più evidenti: perdita di peso, tremori, palpitazioni, tachicardia, ipersudorazione, intolleranza al caldo, nervosismo; chi soffre del morbo di Basedow presenta anche occhi sporgenti (esoftalmo) e arrossati.

Qual è la cura?
La cura medica avviene con farmaci che bloccano la formazione degli ormoni tiroidei, ma funzionano solo in un terzo dei casi. Gli altri due terzi hanno bisogno di una terapia chirurgica, cioè l’asportazione della tiroide oppure occorre “annullare” il funzionamento della tiroide tramite la somministrazione di iodio radioattivo, la cosiddetta terapia radiometabolica: si somministra al paziente una quantità di iodio radioattivo, la tiroide non riconosce che è radioattivo e pian piano smette di funzionare. In questo caso, successivamente il paziente deve seguire la stessa cura per l’ipotiroidismo, a base di tiroxina.

Chi deve sottoporsi a un esame clinico anche in assenza di sintomi?
Per la giovane donna che pianifica la gravidanza sono fondamentali un controllo della funzionalità della tiroide e un corretto apporto di iodio. Una funzionalità ottimale nelle prime settimane di gestazione è molto importante per garantire la salute del nascituro e una corretta gestione della gravidanza.

Francesco Bianco

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