Potrebbe bastare un semplice prelievo del sangue per capire se un moderato declino cognitivo (il cosiddetto MCI, mild cognitive impairment) è destinato a peggiorare e sfociare nella malattia di Alzheimer. Il test, sviluppato dai ricercatori dell’Ospedale Fatebenefratelli e dell’Università Cattolica di Roma e già disponibile presso il Policlinico A. Gemelli, misura le concentrazioni plasmatiche di rame libero nel sangue, un parametro che è stato associato dallo stesso team di studiosi a un rischio triplicato di ammalarsi gravemente.

Il nuovo esame è il stato convalidato in un lavoro recentemente pubblicato sulla rivista Annals of Neurology, sperimentandolo su un gruppo di 141 anziani già colpiti da MCI. Il rame non-ceruloplasminico, questo il nome del metallo che sarebbe coinvolto nel meccanismo di patogenesi della malattia, si muove liberamente nel flusso sanguigno raggiungendo qualsiasi tessuto e organo. Anche il cervello, «e qui potrebbe reagire con i frammenti di beta-amiloide provocando stress ossidativo e rendendo quei frammenti tossici, come già peraltro dimostrato da molti studi su modelli animali», spiega Rosanna Squitti, ricercatrice della Fondazione Fatebenefratelli. Gli esperti ritengono che il rame svolga questo ruolo chiave nel 60 per cento dei casi di Alzheimer.

16/04/2014