tumore

14 Dicembre 2015 Ultimo aggiornamento 14 Dicembre 2015

(o neoplasia), neoformazione di tessuto costituito da cellule atipiche modificate rispetto alle normali. La malattia tumorale presenta almeno tre caratteristiche che la definiscono: clonalità (nella maggior parte dei casi, il tumore prende origine da una singola cellula mutata, che prolifera fino a formare un clone di cellule neoplastiche); anaplasia (mancanza della normale differenziazione cellulare); autonomia (la crescita è completamente svincolata dai meccanismi di regolazione che operano nell’organismo normale). I tumori vengono distinti in benigni o maligni, a seconda delle caratteristiche biologiche e morfologiche che ne determinano la maggiore o minore aggressività. È benigno ogni tumore che non mette in pericolo la vita; che si accresce lentamente per espansione (e non per invasione e infiltrazione dei tessuti circostanti); che è delimitato da una capsula fibrosa; che non dà metastasi (cioè le sue cellule non proliferano in modo selvaggio diffondendosi a distanza) e resta nella sede di origine; che può essere asportato chirurgicamente, con guarigione completa del paziente. Viceversa le caratteristiche fondamentali del tumore maligno (spesso chiamato genericamente cancro) sono la rapida proliferazione di cellule; la mancanza di una capsula fibrosa; l’accrescimento invasivo con infiltrazione progressiva dei tessuti e degli organi circostanti; la capacità di dare origine a localizzazioni secondarie (metastasi), lontane dalla sede primitiva d’insorgenza del tumore.

 

Le cause dei tumori

I tumori dipendono da cause solo in parte comprese con esattezza. Lo sviluppo di un tumore è il risultato di un’interazione complessa di fattori, in parte interni all’organismo e in parte esterni a esso (per i processi che portano alla trasformazione di una cellula normale in cellula tumorale, vedi anche cancerogenesi ). Per la maggior parte dei tumori il rischio cresce con l’età: a parte i tumori dell’infanzia (leucemie acute, neuroblastoma, tumore di Wilms, retinoblastoma, sarcomi dei tessuti molli), peraltro rari, la maggior parte dei tumori si sviluppa oltre i 50 anni, per il naturale calo delle difese dell’organismo e per il tempo maggiore di esposizione ai cancerogeni ambientali, che svolgono un ruolo fondamentale nell’insorgenza dei tumori. Complesso è il ruolo esercitato dai fattori genetici. Per molti dei tumori più comuni l’incidenza è più alta fra i pazienti con una storia familiare di tumore (da 3 fino a 30 volte). Per di più numerose affezioni ereditarie rare sono associate a un rischio di tumori maligni o alla presenza di numerose lesioni preneoplastiche, in grado di evolvere verso condizioni francamente maligne. Fra le rare e scarse forme sicuramente ereditarie le più importanti sono il retinoblastoma (che colpisce l’occhio), la poliposi familiare del colon e la simile sindrome di Gardner (vedi poliposi). Le condizioni preneoplastiche in grado di evolvere verso un tumore sono raggruppabili in quattro categorie principali: quelle con carattere di amartoma (la neurofibromatosi, la sindrome di Peutz-Jeghers dell’intestino, la sclerosi tuberosa ecc.), le genodermatosi (xeroderma pigmentoso, albinismo, epidermodisplasia verruciforme, epidermolisi bollosa ecc.), alcuni disordini a carico dei cromosomi (come le sindromi di Bloom e di Fanconi) e alcune immunodeficienze congenite (per esempio, l’atassia-teleangectasia, la sindrome di Wiskott-Aldrich ecc.). La razza è un fattore genetico anch’esso di complessa interpretazione, perché, oltretutto, fortemente influenzabile da abitudini culturali e fattori ambientali, come ben evidenziato dai mutamenti epidemiologici nelle popolazioni soggette a migrazione.

 

L’epidemiologia dei tumori

Le indagini epidemiologiche degli ultimi decenni hanno attentamente analizzato la diffusione dei vari tumori, permettendo così di risalire al ruolo esercitato dall’ambiente e dalle abitudini di vita nella genesi tumorale: proprio le macroscopiche variazioni nella frequenza con cui si manifestano tutti i tumori più comuni nelle diverse popolazioni stanno alla base del concetto che buona parte di essi siano dovuti a cause ambientali. Di qui l’importanza di stabilire strategie di prevenzione verso i fattori di rischio significativo individuati nelle indagini epidemiologiche. In Italia muoiono per tumore circa 130 000 persone all’anno. Le sedi anatomiche più colpite, a parte il carcinoma della cute, che è certo il tumore più frequente, ma anche il più facilmente guaribile (perché facilmente identificabile ed eliminabile), sono nell’80% dei casi rappresentate da dieci localizzazioni elettive: polmone, mammella, sistema linfatico, stomaco, colon-retto, prostata, utero, vescica, midollo osseo, pancreas. Il tumore del polmone è uno dei più frequenti: rappresenta la causa di circa un terzo di tutte le morti per cancro. Al secondo posto fra i maschi i tumori della prostata. Nella donna la mammella è l’organo più frequentemente colpito (si è calcolato che circa una donna su 13 può andare incontro a questa malattia nel corso della vita). Indipendentemente dal sesso, il tumore oggi a più alta incidenza è quello del polmone, seguito dal cancro del colon-retto.

 

La prevenzione primaria dei tumori

La prevenzione dei tumori si articola su due livelli diversi e complementari. La prevenzione primaria mette in opera strategie profilattiche volte a impedire la comparsa del tumore, operando sui fattori di rischio, più o meno noti. La prevenzione secondaria è identificabile con la diagnosi precoce e quindi viene effettuata allo scopo di arrestare l’evoluzione del tumore nelle fasi iniziali del suo sviluppo. La prevenzione primaria comprende due operazioni: l’individuazione dei fattori di rischio, che aumentano la probabilità di ammalare di tumore, e la rimozione di tali fattori. Sul primo versante sono ormai centinaia i cancerogeni individuati con certezza o sufficiente probabilità. La loro eliminazione richiede complessi interventi nell’ambiente di vita e di lavoro e campagne di educazione sanitaria per ridurre o eliminare quei fattori comportamentali più legati al rischio di tumore. Fra questi occupa un ruolo di primo piano il fumo di sigaretta. Circa l’80-90% dei tumori polmonari è legato al fumo, che contribuisce significativamente all’insorgenza anche dei tumori dell’esofago, della laringe, del cavo orale e probabilmente anche della vescica, del pancreas e del rene. Complessivamente il fumo è quindi legato ad almeno un terzo delle morti per cancro nei paesi occidentali. Smettere di fumare determina una riduzione del rischio di tumore, che a 10 anni dalla sospensione eguaglia quasi quello della popolazione generale, senza tenere conto dell’efficacia preventiva sulle altre patologie correlate al fumo (malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare). A proposito del rapporto fra dieta e tumori, basterà ricordare che limitare il consumo di carni rosse e di grassi, introdurre frutta, verdura e cereali integrali, utilizzare al minimo i cibi conservati mediante salatura, salamoia, affumicatura, moderare il consumo di alcolici, riduce il rischio dei tumori a carico dell’apparato digerente e probabilmente anche della mammella. Limitare l’esposizione al sole contribuisce a prevenire i tumori cutanei. Anche controllare il proprio peso corporeo evitando l’obesità significa agire su un fattore di rischio non solo cardiovascolare ed endocrinologico, ma anche oncologico: i tumori della mammella e soprattutto quelli dell’utero sono più frequenti nelle pazienti in sovrappeso. L’eliminazione dei cancerogeni presenti nell’ambiente di lavoro presenta maggiori difficoltà, legate a un livello d’intervento più elevato, cioè di imprese e governi impegnati a garantire le più severe norme di sicurezza relative alla produzione e all’uso di sostanze a possibile azione cancerogena. Ovvie diventano poi le difficoltà insite nella prevenzione primaria sull’ambiente di vita, legate non solo al controllo degli inquinanti cancerogeni diffondibili nell’ambiente (e la cui eliminazione richiede una politica di difesa ecologica non solo a livello di singoli governi, ma ormai internazionale), ma anche all’individuazione e rimozione dei fattori di rischio di ordine fisico, chimico o biologico normalmente presenti nell’ambiente.

 

La prevenzione secondaria dei tumori

La prevenzione secondaria si fonda e si identifica con la diagnosi precoce. In questo senso vanno considerate le iniziative di screening nelle popolazioni a rischio. L’efficacia dello screening mediante associazione di visita clinica e mammografia annuale ha dimostrato la possibilità di ridurre di un terzo la mortalità per carcinoma della mammella nelle donne con più di 50 anni. L’esecuzione del pap-test con cadenza triennale nelle donne di età compresa tra i 20 e i 70 anni determina una riduzione della mortalità per tumore del collo uterino che si avvicina al 100%. Ancora incerti i dati sull’efficacia di programmi di screening per i tumori della prostata, per il cancro del colon-retto (ricerca del sangue occulto nelle feci di tutti i soggetti con più di 50 anni di età), della vescica, del corpo dell’utero, dello stomaco e dell’esofago. Risultati non soddisfacenti hanno ottenuto i programmi di diagnosi precoce nei tumori polmonari (mediante radiografie del torace ed esami citologici sull’espettorato nei soggetti a rischio). Ultima, ma non meno importante, è l’educazione sanitaria della popolazione, volta a modificare le abitudini di vita più nocive, a mantenere costante la sorveglianza sul proprio corpo (periodica autopalpazione del seno, autoesame della cute e del cavo orale) consultando prontamente il medico in caso di alterazioni sospette (persistenza di sintomi come tosse, raucedine, cambiamenti delle abitudini intestinali o inspiegabile perdita di peso).

 

La terapia dei tumori

La strategia terapeutica contro le malattie tumorali si articola su un ampio ventaglio di interventi che devono essere mirati per ogni specifica forma di tumore e lo stadio di sviluppo (vedi stadiazione dei tumori) a cui si trova. In linea generale, obiettivo primario della terapia è l’asportazione del tumore o la sua distruzione in sede: acquistano pertanto importanza fondamentale le tecniche chirurgiche (vedi tumori, chirurgia dei) e l’intervento con radiazioni ionizzanti (vedi tumori, radioterapia dei). L’intervento sistemico contro la proliferazione delle cellule tumorali nell’organismo si avvale principalmente dei farmaci chemioterapici (vedi chemioterapia oncologica).

 

Terapie alternative e tumori

Le terapie alternative per i malati di cancro proposte nel corso dell’ultimo secolo sono state numerosissime. Il ricorso a trattamenti non convenzionali, di efficacia non provata dal punto di vista scientifico, è un fenomeno diffuso. Esiste un lungo elenco di metodi anti-cancro non scientificamente convalidati, classificabili in almeno 6 gruppi principali: trattamenti chimici, vitaminici, vegetali, dietetici, di origine biologica e infine psicologici e/o psichiatrici. Negli Stati Uniti, già nel 1966, l’American Cancer Society ha raccolto in una monografia almeno una sessantina di diverse modalità di trattamento dei tumori – insieme con una decina di test diagnostici – tutte di efficacia non dimostrata. Molte di queste terapie, peraltro, sono conosciute e praticate solo in determinati Paesi: il trattamento con laetrile (composto a base di amigdalina, sostanza tossica che si estrae dai noccioli di albicocca e di mandorle) ha avuto grande diffusione negli Stati Uniti, come del resto è capitato negli ultimi anni alla cartilagine di squalo o in precedenza agli antineoplastoni (frammenti di proteine dapprima isolati dalle urine e poi sintetizzati in laboratorio). Anche in Italia, negli ultimi decenni, si sono verificati casi clamorosi di presunte terapie anti-cancro (siero Bonifacio, emoscambio, metodo Di Bella) che non hanno superato il vaglio delle sperimentazioni cliniche ufficiali.