ossessione abbronzatura

Anche la passione per la tintarella può trasformarsi in ossessione. Stando, infatti, a uno studio condotto l’anno scorso dall’Istituto di ricerca di dermatologia globale (Irdeg), circa 11 milioni di persone in Italia avrebbero sviluppato una dipendenza patologica nei confronti dell’abbronzatura. Questa condizione, che interessa prevalentemente le donne ma non risparmia nemmeno la popolazione maschile, prende il nome di “tanoressia”, un neologismo composto dai termini “tan” (in inglese, abbronzatura) e “órexis” (dal greco “appetito”). Dietro a questo fenomeno si nascondono persone totalmente votate all’esposizione solare, lampade solari e autoabbronzanti. Ma chi può andare incontro a una dipendenza del genere? Ce lo spiega lo psichiatra e psicoterapeuta Alberto Caputo.

Da cosa nasce la tanoressia?

Secondo alcuni ha una base biologica nel senso che la produzione di certe sostanze legate alla fotoesposizione, come la melanina, predisporrebbe una condizione di benessere che alla lunga darebbe dipendenza. L’effetto antidepressivo del sole infatti è conosciuto da secoli tanto che, per esempio, la maggiore incidenza di suicidi si verifica in aree con scarsità di luce solare. Comunque tornando alla tanoressia, se ne parla molto, ma non ha ancora un’entità nosologica certa.

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Quando la passione per il sole diventa patologica?

Quando l’abbronzatura diventa un’ossessione? Quando si pensa in modo orientato e continuo all’abbronzatura, finalizzando ogni momento di vacanza alla tintarella. La loro motivazione non è quella della popolazione generale: per la maggior parte delle persone esporsi al sole è un fattore di rilassamento, di natura sociale e di svago. Per i tanoressici invece diventa un dovere: è l’unico modo per stare bene con se stessi, con il proprio corpo e con gli altri. Quindi si trasforma in un bisogno profondo, che comunque implica anche un rilassamento, perché loro si staccano la spina solamente al sole.

Che caratteristiche hanno questi soggetti?

Sono particolarmente esperti in materia di fotoprotezione, dei veri “professionisti” dell’abbronzatura: per esempio tendono ad assumere integratori specifici per preparare la pelle all’abbronzatura e a utilizzare un’ampia gamma di creme solari scendendo via via con il livello di fattore di protezione con l’obiettivo di magnificare il più possibile il colorito bronzeo. Il loro problema non è l’eventuale scottatura, perché, come dicevo, sono dei professionisti dell’abbronzatura e quindi non si scottano. Il loro problema è che, stando tanto al sole, si espongono al fotoaging e soprattutto al rischio di sviluppare un melanoma.

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