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Il 90% dei diabetici ha il diabete di tipo 2. Di loro, solo il 6,5% raggiunge l’obiettivo terapeutico, cioè valori corretti di glicemia, pressione arteriosa e colesterolo. Il restante non ci riesce.

Di chi è la “colpa”?

In parte dei pazienti, che rispetto a quelli con diabete di tipo 1 sono in genere meno diligenti e raccolgono in modo approsimativo e poco ordinato i dati sulla glicemia. Un po’ perché hanno meno familiarità con la malattia, un po’ perché spesso la prendono sottogamba. Ma una parte della responsabilità è anche nella scelta della terapia orale, con cui vengono trattati la maggior parte dei diabetici di tipo 2, da parte del medico. Sono più di dieci le classi di farmaci disponibili e ciascuna ha un’azione differente sulla glicemia.

L’algoritmo di supporto

Per ovviare a questi problemi, all’Università di Bari, con un progetto finanziato da Roche Diabetes Care, si sta mettendo a punto un algoritmo. Ce ne ha parlato Francesco Giorgino, professore ordinario di endocrinologia e direttore dell’unità operativa complessa di endocrinologia al Policlinico universitario di Bari, che abbiamo incontrato a Berlino all’edizione 2018 dell’European Association fot the Study of Diabetes. Si tratta di un software che interpretando in modo tempestivo i dati, sarà in grado di supportare il medico nella scelta della terapia farmacologica. Il tutto considerando anche eventuali obesità, rischio cardiovascolare e problemi renali di ogni paziente.

Giulia Masoero Regis

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