dormire 6 ore

Gli adulti di mezza età che soffrono di ipertensione, diabete, malattie cardiache o hanno avuto un ictus dovrebbero fare attenzione al loro riposo notturno. Uno studio spiega perché

Chi soffre di problemi di cuore e non riposa per più di 6 ore a notte è ad alto rischio di cancro e morte precoce. L’allarme arriva da una nuova ricerca pubblicata sul Journal of American Heart Association e mette sull’attenti gli adulti di mezza età con ipertensione, diabete di tipo 2, malattie cardiache o ictus.

Secondo l’American Heart Association, circa il 45% della popolazione degli Stati Uniti ha ipertensione e/o diabete di tipo 2, mentre un altro 14% ha malattie cardiache o ha avuto un ictus.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 1.600 adulti (dai 20 ai 74 anni, più della metà erano donne) affetti da ipertensione arteriosa o diabete di tipo 2 e con patologie cardiache o ictus. I partecipanti sono stati studiati nel laboratorio del sonno (1991-1998) per una notte e successivamente i ricercatori hanno monitorato la loro causa di morte fino alla fine del 2016.

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I risultati

Dai risultati, è emerso che:

  • Delle 512 persone decedute, un terzo è deceduto per malattie cardiache o ictus e un quarto è deceduto per cancro;
  • Le persone che avevano la pressione alta o il diabete e dormivano meno di 6 ore avevano il doppio rischio di morire per malattie cardiache o ictus;
  • Le persone che avevano malattie cardiache o ictus e dormivano meno di 6 ore avevano un rischio tre volte maggiore di morire di cancro;
  • L’aumento del rischio di morte precoce per le persone con ipertensione o diabete era trascurabile se dormivano per più di 6 ore.

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Cattivo riposo come fattore di rischio

«La breve durata del sonno dovrebbe essere inclusa come fattore di rischio per prevedere gli esiti a lungo termine delle persone con problemi di cuore e come obiettivo di pratiche cliniche primarie e specializzate», spiega il principale autore dello studio. «Una migliore identificazione delle persone con problemi specifici del sonno porterebbe potenzialmente a una prevenzione migliore, approcci terapeutici più completi, migliori a lungo termine risultati e meno utilizzo dell’assistenza sanitaria».

I limiti dello studio

La durata del sonno in questo studio si basava sull’osservazione del sonno di una notte, che potrebbe essere influenzato dall’effetto della prima notte, quando in genere i partecipanti dormono significativamente peggio rispetto ad altre notti consecutive.

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