La cornea, che ha l’aspetto di una calotta semisferica, è una membrana trasparente e priva di vasi sanguigni, che riveste la superficie anteriore dell’occhio e rappresenta la parte più esterna del bulbo oculare. Si tratta di un “tessuto” importantissimo perché non solo consente ai raggi luminosi di penetrare nell’occhio, facendoli passare attraverso il cristallino fino a raggiungere la retina, ma protegge anche le strutture poste più in profondità dall’aggressione di agenti patogeni e da traumi di varia natura. A difendere l’occhio ci pensano soprattutto i fogli cellulari contenuti all’interno dell’epitelio, cioè lo strato più superficiale della cornea: queste cellule, che formano una vera e propria barriera permeabile, vivono, si sfaldano nel film lacrimale e si rigenerano costantemente ogni 6-9 mesi. Il funzionamento di questo perfetto processo di rinnovamento fisiologico viene garantito e alimentato dalle cellule staminali presenti nel limbus, una piccola porzione posta tra la cornea e la congiuntiva bulbare, ossia la parte bianca attigua.

«Se questo prezioso serbatoio viene distrutto parzialmente o totalmente, si verifica un deficit di cellule staminali limbari, in seguito al quale il compartimento cellulare dell’epitelio non può più rinnovarsi» interviene Augusto Pocobelli, Direttore dell’UOC Oftalmologia – Banca degli Occhi dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma. «Questa anomalia comporta un danno epiteliale e, venendo a mancare la riserva cellulare del limbus, si assiste a una sorta di “invasione” per cui le cellule della congiuntiva si riversano sulla superficie della cornea, formando un “panno” che la rende opaca e non permette più una visione nitida» continua il professore.

Ma come mai le cellule staminali limbari possono subire una degenerazione di questo tipo? «Il deficit può essere scatenato da una patologia di natura congenita come, ad esempio, l’aniridia, una patologia caratterizzata dall’assenza o dalla formazione incompleta dell’iride: in questo caso il danno alle staminali del limbus è bilaterale, ossia coinvolge entrambi gli occhi, ed è difficilmente trattabile» conferma Pocobelli. Più comunemente, invece, il problema nasce in seguito a lesioni oculari causate da ustioni termiche o chimiche, che generalmente colpiscono un solo occhio, provocando una progressiva perdita della capacità visiva, accompagnata da fotofobia, dolore e infiammazione cronici, arrossamento e secchezza oculare. Che sia congenita o di origine traumatica, questa patologia viene comunque considerata rara: «Non siamo ancora in grado di confermare l’incidenza della malattia, specialmente di quella indotta da episodi traumatici, ma si può ipotizzare che in Italia non si verifichino più di 50 casi all’anno» ammette il professore di Roma.

Fortunatamente chi, in seguito a un’ustione oculare da calce viva, solventi, acidi, detersivi o agenti abrasivi, ha ricevuto una diagnosi certa di deficit limbare, formulata dopo aver analizzato la storia clinica del paziente ed effettuato la microscopia confocale, cioè un esame che consente di analizzare istologicamente tutti gli strati della cornea per capirne lo stato di salute, può intraprendere la terapia avanzata a base di cellule staminali sviluppata all’Università di Modena che, dopo essere stata approvata nel 2015, è l’unica attualmente registrata in Europa.

«Lo specialista preleva, tramite una biopsia eseguita in anestesia locale, un campione di cellule staminali presenti nel limbus dell’occhio non danneggiato, della dimensione di circa 1-2 mm²» spiega il professore. «Attraverso tecniche estremamente sofisticate di isolamento e coltivazione in laboratorio, queste cellule vengono disposte su un foglietto di fibrina, molto simile a una lente a contatto morbida, che viene inviato al chirurgo responsabile dell’innesto. Questo foglio cellulare, infatti, viene poi impiantato sulla superficie corneale deteriorata: una volta attecchite, le cellule staminali sono in grado di rigenerare l’epitelio e di ripristinarne le funzionalità senza provocare alcun rigetto» continua il medico. Questo intervento non solo è risolutivo in caso di danno corneale superficiale, visto che trasparenza e acuità visiva vengono recuperate, ma aumenta anche le probabilità di successo del trapianto di cornea tradizionale, necessario in presenza di lesioni più gravi e profonde: le cellule staminali impiantate precedentemente, infatti, sono in grado di sostenere l’apporto di nuovo epitelio trapiantato chirurgicamente, garantendo il ricambio cellulare indispensabile per il futuro.

 

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