Post di Luca Quagliata, ricercatore in oncologia all’ in Germania

Dall'inizio degli anni 60 a oggi i casi di neoplasia nella popolazione occidentale hanno fatto registrare un graduale ma costante aumento; pur essendo l'analisi epidemiologica di questo trend estremamente complessa, si può ipotizzare che un sostanziale cambiamento degli stili di vita a partire dal dopoguerra (alimentazione sempre più ricca di grassi, maggior esposizione a un crescente inquinamento, vita sedentaria, fumo, etc.) abbia fortemente influenzato l’andamento di questo fenomeno.

 

Post di Luca Quagliata, ricercatore in oncologia
all’ in Germania

Dall’inizio degli anni 60 a oggi i casi di neoplasia nella popolazione occidentale hanno fatto registrare un graduale ma costante aumento; pur essendo l’analisi epidemiologica di questo trend estremamente complessa, si può ipotizzare che un sostanziale cambiamento degli stili di vita a partire dal dopoguerra (alimentazione sempre più ricca di grassi, maggior esposizione a un crescente inquinamento, vita sedentaria, fumo, etc.) abbia fortemente influenzato l’andamento di questo fenomeno.
Tuttavia un dato incoraggiante ci viene fornito da alcuni recenti studi. Tra questi, in un pubblicato su PLOSone (Declining Death Rates Reflect Progress against Cancer, PLOSone March 2010, Vol.5, Is 3)  sono stati esaminati gli andamenti dei tassi di mortalità di tutti i decedessi per cancro relazionati negli USA dal 1970 al 2006.
Questa approfondita analisi statistica (del tipo age-standardized) ha rivelato come i tassi di mortalità negli uomini (espressi in numero di decessi su 100.000 casi registrati) che erano in crescita dagli anni 70 agli anni 90, (da 243,3 a 279,8), siano in diminuzione fino al numero di 221,1 calcolato nel 2006: in termini percentuali, meno 21% rispetto al 1990 e meno 11% rispetto al 1970.
Una situazione simile si registra nel caso delle donne: da 163,0 degli anni 70 al 153,7 del 2006, meno 6%.
Una più dettagliata lettura dei dati ci fornisce inoltre un’ulteriore immagine dell’andamento della mortalità cancro-specifica; in tutti i più diffusi tipi di neoplasie, quella ai polmoni, al colon retto, alla prostata negli uomini e al seno nelle donne, si osserva una diminuzione dei decessi.
Sfortunatamente questo miglioramento non è stato riscontrato per gli eventi neoplastici che riguardano l’esofago, il fegato e per i melanomi.
Dove cercare le possibili spiegazioni di questo incoraggiante miglioramento?
In primis, nella grande diffusione degli screening di tipo preventivo, in maggior misura nel caso del cancro al seno per le donne, nell’introduzione del Pap test in quello del cancro della cervice, del PSA (antigene prostatico specifico) quale marker tumorale per la prostata, nella individuazione del Helicobacter Pylori quale principale agente causa dell’ulcera nel caso dello stomaco. E ancora nella progressiva ma costante diminuzione del numero dei fumatori (ricordo che i dati si riferiscono agli USA, sia quelli relativi ai tassi di mortalita che quelli alla diminuzione dei fumatori, già in Europa il trend dei fumatori è diverso).
Inoltre questi risultati sono da attribuire anche ai decisivi avanzamenti in termini di efficacia di trattamento sui pazienti e alla messa a punto di protocolli clinico-farmacologici più mirati e meno aggressivi.
In conclusione, è possibile individuare una relazione di tipo inversamente proporzionale tra il valore assoluto dei casi di neoplasia – in aumento – e quello dei decessi ad essi correlati – in diminuzione. Cioè se da un lato oggi più persone tendono ad ammalarsi rispetto al passato, minore è la probabilità che la malattia abbia un esito infausto.
Molti degli avanzamenti elencati sono la conseguenza della costante attività di ricerca nel campo biomedico. I frutti di questo impegno potranno non apparire di immediato impatto ai più, ma dati come questi confermano l’importanza degli investimenti nel campo della ricerca (ad esempio ampliando gli studi in quei casi di neoplasia dove la mortalità non è diminuita) e delle campagne di informazione e prevenzione.