Il ruolo dell'acido folinico

Alcune famiglie hanno dovuto vivere l’esperienza della morte del loro bambino appena nato o la sopravvivenza con gravi problemi a causa di alcune patologie mitocondriali. I geni di queste malattie sono nei mitocondri. Il Dna mitocondriale rappresenta meno dello 0,054% del nostro Dna. È infatti il Dna nucleare a darci le nostre caratteristiche personali, come il colore di occhi, capelli o la statura.

Un bambino ogni 4.300 nasce con sintomi molto gravi come debolezza muscolare, cecità, sordità, disabilità cognitive, diabete e problemi cardiaci o al fegato. Molto spesso non sopravvivono.

Il metodo, approvato con un dibattito molto forte solo in Gran Bretagna, si chiama trasferimento pronucleare e prevede che la cellula uovo della madre e un’altra cellula uovo di una donatrice siano fecondate con lo sperma del padre. Prima che le uova fecondate inizino i processi che portano ai primi stadi embrionali, viene rimosso il nucleo da entrambe. Quello della cellula uovo della donatrice viene eliminato e viene sostituito con quello della madre. In pratica lo scopo di questa tecnica è di prendere i mitocondri sani da una donatrice.

«È una decisione di importanza storica – commenta Sally Cheshire, direttore dello Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) -. Andremo avanti con grande cautela, ma sono sicura che le pazienti saranno molto contente della decisione che abbiamo preso oggi».

Non mancano le polemiche. Diversi scienziati hanno sollevato dubbi etici su questa tecnica, sostenendo che possa aprire la porta alla nascita di bambini geneticamente modificati. L’HFEA deve autorizzare ogni clinica e ogni paziente prima che la tecnica possa essere messa in atto, che sarà consentita solo in quei casi dove il rischio che un bambino sviluppi una malattia mitocondriale è molto alto.

Francesco Bianco

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