masturbazione femminile

Quest’anno sono stato onorato da tre diverse università cinesi: quella di Canton, quella di Hefei e quella di Shanghai, del titolo di Visiting Professor. Prendo molto seriamente questo nuovo impegno accademico che promuove la collaborazione scientifica tra il nostro Paese e l’Impero di Mezzo e mi permette di incontrare, una-due volte l’anno, studenti e dottorandi assai volenterosi di crescere nell’eccellenza sulla medicina della sessualità e della riproduzione. Ma, come dicevano gli antichi, docendo discitur: insegnando s’impara. E dai miei allievi ho appreso che, così come dobbiamo rassegnarci alla primogenitura cinese nell’invenzione degli spaghetti, della polvere da sparo e di mille altre cose, dobbiamo anche ammettere che proprio in Cina è stato trovato il più antico dildo della storia. Già 4.000, forse 6.000 anni fa si confezionavano verdi, lussuosi falli di splendida giada per la masturbazione femminile. Eh già: l’ho presa, letteralmente, alla lontana, ma l’argomento di questo articolo è uno dei meno raccontati di tutta la sessuologia. Qui vi parlo di donne che si masturbano.

Lei lo fa meno di lui

Il primo a misurare (e non a pontificare, come spesso succedeva e succede quando si parla di sesso) l’autoerotismo è stato il fondatore della sessuologia basata sulle evidenze e sui numeri: lo zoologo Alfred Kinsey che, a cavallo degli anni ’40 e ’50, rivela con i suoi celeberrimi “Rapporti sulla vita sessuale degli Americani” che il 92% dei maschi e il 62% delle donne si era masturbato nel corso della propria vita. Una vera e propria bomba per l’immagine della famiglia di Richie Cunningham celebrata nella fortunatissima serie Happy Days. Seppure ancora primitivo nelle modalità di raccolta dei dati, il Rapporto Kinsey trova conferma in uno studio britannico più moderno. La fotografia del 2007 è assolutamente sovrapponibile a quella di Kinsey di cinquant’anni prima. I colleghi inglesi però aggiungono un dato interessante: misurano anche quanti si sono masturbati nel corso delle ultime quattro settimane. Ancora una volta i maschi sono molti di più: 73% contro il 37% di donne. Se poi si indaga su quello che è successo nell’ultima settimana, l’autoerotismo viene confessato da più della metà dei maschi e solo dal 18% delle donne. Questi numeri raccontano moltissimo.

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Per prima cosa suggeriscono che le donne, su questo tema, mentono. Se i ricercatori chiedono cosa sia successo nell’ultimo mese, le signore che ammettono di farlo sono un po’ più della metà dei maschi ma, se la domanda si fa più stringente e intima (cosa hai combinato da sola la settimana scorsa), le donne sincere diventano poco più di un terzo dei maschi. È del tutto evidente che tra una risposta e l’altra sono scattati importanti freni inibitori che hanno portato tantissime donne, anche nel segreto dell’anonimato, a negare la masturbazione recente. Oppure dobbiamo concludere che lo fanno assai meno di frequente. Probabilmente entrambe le cose sono vere.

Ma c’è dell’altro: chi sono quelle donne che non si sono mai masturbate non nell’ultimo mese, né nell’ultima settimana, ma in vita loro? Per Kinsey il 38%, per gli inglesi circa il 30%. Ho appena dimostrato che le donne sono più portate dei maschi a non dire sempre la verità su questo tema e facciamo quindi uno sconto del 10% sulle percentuali dichiarate. Rimane però una donna su quattro o su cinque che non si è mai toccata i genitali in vita sua per procurarsi un orgasmo.

Toccarsi tiene lontane le disfunzioni

L’anno scorso la rivista americana Plos One ha pubblicato un mio articolo sull’orgasmo femminile in cui, tra l’altro, dimostravo che le disfunzioni sessuali femminili, anorgasmia in testa, correlano proprio con l’attività masturbatoria. In altre parole, meno una donna si masturba, più probabili sono questi sintomi. Ovviamente sono statistiche; non venga in mente a nessuna di alzarsi e dire «io non mi masturbo mai e sto benissimo»: farebbe la figura di non aver capito cos’è uno studio scientifico. Nel marzo 2019 la rivista Journal Sexual & Marital Therapy pubblica un’eclatante conferma della nostra scoperta da parte di colleghi dell’Università dell’Indiana: studiando 2.059 donne americane e ungheresi hanno dimostrato che quelle più esperte e attive nella masturbazione raggiungono l’orgasmo più facilmente. Insomma, la masturbazione ha da sempre avuto un ruolo di conoscenza di se stessi, un ruolo che nella donna, in virtù dei suoi genitali nascosti, è assai più cruciale che nel maschio.

L’ipertensione o pressione alta

Ma la società patriarcale, con una reiterata, attivissima complicità di mamme, nonne e zie («non toccarti lì» è una frase pronunciata assai più spesso da una voce femminile che maschile con inequivocabili messaggi non verbali di ripugnanza e di schifo) ha spesso distolto lo sguardo dal fine ultimo del sesso, che è il piacere: di stare insieme, di unirsi, di amarsi e, ovviamente, di godere. Il piacere femminile è scandaloso, una donna virtuosa non conosce orgasmo, figuriamoci se si masturba. E così, tradizionalmente, viene a mancare la comunicazione tra pari: l’amica che ti spiega come masturbarsi. Manca poi l’educazione sessuale che dovrebbe sostenere e facilitare lo sviluppo psicosessuale dell’adolescente.

I falli finti nella storia

Ma non è sempre stato così: per le donne greche si confezionavano gli olisbos, falli di legno o cuoio imbottito da lubrificare con olio. A Pompei sono raffigurate donne che si masturbano con l’aiuto di peni finti che poi nel Rinascimento verranno chiamati diletti (da cui, probabilmente, il termine moderno dildo), ritrovati anche in monasteri di clausura. Poi, per lungo tempo, la masturbazione femminile è diventata un tabù sempre più innominabile. Scopri qui come è nato il primo vibratore.

È ovvio che le cose stanno cambiando, ma non sempre in meglio. Se da un lato, a far data dalla rivoluzione sessuale e femminista, l’istanza del piacere femminile e della parità dei ruoli sono state alimentate e ben metabolizzate da larghi strati della popolazione, per cui non ci stupiamo più troppo se dalla borsetta dell’amica fa capolino un vibratore, dall’altra affidiamo a YouPorn, in assenza di altre agenzie informative, l’apprendimento per immagini delle tecniche di masturbazione femminile. Ma YouPorn è molto distante dall’essere una scuola di vita. E tantomeno di vita sessuale: le donne che lì si masturbano o, meglio, fingono di masturbarsi, lo fanno solo per eccitare i maschi. Vivi il sesso come un obbligo? È “service sex”

masturbazione vibratore

Il ruolo cruciale delle fantasie

Ma allora come si impara l’autoerotismo al femminile? Il consiglio numero uno è quello di riconoscere che le donne non sono tutte uguali (i maschi invece lo sono, eccome, nella masturbazione e in molte altre cose): quello che piace a una potrebbe essere totalmente indifferente, se non addirittura fastidioso o perfino doloroso in un’altra donna, o nella stessa in un altro momento della vita. Il secondo consiglio riguarda le fantasie. Anche qui grandi differenze di genere: i maschi preferiscono (ma non tutti, certamente) masturbarsi davanti a immagini, possibilmente in movimento e possibilmente esplicite. Anzi, più esplicite sono, e meglio è. Una donna, al contrario, ci riesce meglio se ascolta o si racconta una storia, se immagina immagini, se usa la fantasia. Tutto è assai meno meccanico. Ma questo non significa che la meccanica non abbia la sua importanza. Vuol solo dire che una donna che sa abbandonarsi al suo fantasticare erotico sarà certamente più efficiente nell’ottenere dalla masturbazione l’orgasmo. Una ricompensa rapida e scontata nel maschio, assai meno nella femmina.

I moltissimi modi dell’autoerotismo

In cosa si manifesta questa grandissima variabilità individuale? Alcune amano masturbarsi, senza darlo a vedere, in pubblico (esistono marchingegni discretissimi che lo permettono e che hanno il loro prototipo nelle antichissime palline vaginali vibranti delle donne orientali: in cinese yīndàoqiú), altre adorano toccarsi i capezzoli, inserirsi oggetti nell’ano, ascoltare musiche rilassanti o circondarsi di candele e aromi sensuali. O tutte queste cose assieme e molte altre. Lo ripeto di nuovo: le donne sono tutte differenti. Ce ne sono che hanno l’orgasmo, nell’auto- o nell’eteroerotismo, esclusivamente attraverso la stimolazione del clitoride esterno e ce ne sono che lo possono ottenere (anche) grazie alla stimolazione della parete vaginale anteriore, quella che un tempo chiamavamo punto G e ora è meglio identificata come complesso Clitoro-uretro-vaginale (Cuv). Sto parlando della regione della vagina che è situata sotto la sinfisi pubica, sotto l’uretra e le sue ghiandole esocrine ed è circondata dai ricchi vasi del clitoride interno. Quindi queste donne avranno bisogno prima di tutto del loro dito, che si muoverà sul clitoride con un ritmo e una pressione assolutamente individuale.

La masturbazione ha controindicazioni?

Ci sono donne che tengono uniti indice e medio mentre scorrono sul clitoride e poi aprono queste dita, come una forbice, per scorrere sulle labbra; ce ne sono che usano le stesse dita unite a ruotare attorno al clitoride esterno, avvolgendo in un vortice di eccitazione; ce ne sono che usano l’intera mano iniziando a stimolare il clitoride per poi arrivare a contenere l’intera vulva ruotandovi sopra il palmo disteso; ce ne sono che usano sfregare il clitoride su un cuscino stretto tra le gambe; ce ne sono che usano i fantastici stimolatori clitoridei, gadget a pila o a filo che producono ogni possibile sensazione, dalla vibrazione alla carezza, fino a quella di essere leccate proprio lì; e ce ne sono che adorano il getto della doccia tiepida direttamente indirizzato sul clitoride stesso.

Altre donne, invece (la cinesina di 6.000 anni fa, cui era dedicato il fallo di giada di cui ho parlato prima, doveva appartenere a questo tipo femminile) per masturbarsi inseriscono dita, vegetali o i più svariati oggetti nella vagina che evidentemente, per loro, è tutt’altro che quell’organo sessualmente indifferente che qualche ginecologo e qualche sessuologo di dubbia formazione e di ben poca scienza ancora ritiene.

Alcune lo fanno carezzando prima o durante il clitoride, altre invece lo ignorano del tutto. Anche qui le abilità tecniche umane si sono sbizzarrite nei secoli arrivando ora a mettere in commercio lubrificanti dai più sensuali profumi e vibratori delle più svariate dimensioni e fogge. Tra queste ce ne sono di affascinanti: sono apparecchi, non proprio economici, che stimolano il complesso Cuv, e quindi leggermente arcuati, che obbediscono a una app del telefonino governata in remoto, magari nell’altro emisfero, da un/a partner collegato/a in video e che sta altrettanto masturbandosi. L’autoerotismo, infatti, non è necessariamente ed esclusivamente un atto solitario; ci sono coppie che si eccitano moltissimo nel masturbarsi reciprocamente e altre che invece si fidano talmente tanto dell’altro, dell’altra, dall’automasturbarsi in sua presenza. Un gioco sessuale di grande carica erotica.

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Si arricchisce la vita di coppia

Un gesto che una volta era considerato innaturale (basta sbirciare cosa combina una gatta in calore per rendersi conto della stupidità di una simile idea), oppure giudicato solipsista ed egoista, diventa ora una strada maestra per la conoscenza di se stesse e per la ricchezza della propria vita di coppia, molto spesso prescritto dal sessuologo come una vera terapia. Le donne stanno così imparando che la vagina non è una nera caverna sconosciuta, misteriosa e forse maleodorante, ma uno splendido organo per il proprio e per il condiviso piacere.

Vive le endorfine

L’orgasmo, che si ottiene in genere più facilmente (ma anche questa non è una regola) con la masturbazione che con il rapporto completo, stimola la produzione di endorfine che curano i dolori mestruali e riducono l’ansia, rilascia il pavimento pelvico contribuendo a ridurre la stipsi femminile, permette ai tessuti genitali di compiere quella ginnastica vascolare così essenziale per mantenerli giovani e ben funzionanti e in molte migliora la qualità del sonno e il tono dell’umore. Certo, esistono storie di masturbazione compulsiva anche tra le donne, soprattutto nei casi di problematiche cognitive o psichiatriche, ma sono una rarità e non si corrono rischi del genere imparando a masturbarsi. Come giustamente pensava il grande zoologo, botanico e naturalista Jean-Baptiste de Lamarck, un organo che non si utilizza si atrofizza; quello che si usa, al contrario, si sviluppa e fiorisce, funzionando al meglio di sé. Clitoride e vagina non fanno eccezione.

Emmanuele A. Jannini

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