Vulvodinia: quali sono le cause?

Pubblicato il: 7 Marzo 2018 alle ore 22:54 Aggiornato il: 8 Marzo 2018
Quali sono le cause della vulvodinia?

A scatenare la malattia sono dei processi infiammatori, infettivi, allergici e traumatici che tendono a ripetersi portando a un'alterata percezione del dolore nella zona vulvare

La vulvodinia è una condizione nella quale la donna percepisce bruciore, fastidio e una difficoltà nei rapporti sessuali. È caratterizzata da una durata di almeno tre mesi nell’arco di vita di una donna ma le cause non sono ancora del tutto chiare, come ci spiega Filippo Murina, responsabile del Servizio di patologia del tratto genitale inferiore dell’Ospedale Buzzi di Milano (puoi chiedergli un consulto qui).

Qual è la causa della vulvodinia?

Nonostante il meccanismo non sia completamente noto, abbiamo capito che la vulvodinia è un processo di alterata percezione del dolore causato da una modificazione delle terminazioni nervose a livello dell’ingresso della vagina, cioè il vestibolo vaginale.
Ciò porta a percepire come doloroso uno stimolo che, in una situazione normale, non farebbe male e porta a far contrarre in maniera esagerata la muscolatura della vagina, rendendo molto difficoltosa l’attività sessuale che, di conseguenze, diventa molto limitata.

Perché a un certo punto questi tessuti e queste terminazioni nervose della zona vulvare diventano così ipersensibili, tanto da provocare dolore durante un rapporto sessuale o durante una semplice visita ginecologica?

Ci sono dei processi infiammatori, infettivi, allergici, traumatici che tendono a ripetersi su questa piccola fascia di tessuto che è il vestibolo vaginale. A un certo punto il meccanismo neuro-infiammatorio si trasforma in un meccanismo di percezione anomala del dolore che tende ad auto-mantenersi, anche quando la causa del dolore viene rimossa.
Per esempio, un’infezione ripetuta come quella della candida, può creare il presupposto affinché il nervo inizi a funzionare in maniera alterata.

Quando le donne hanno un prurito, forse perché un po’ vittime delle pubblicità, spesso ricorrono a delle pomate che applicate tamponano e risolvono il fastidio. In realtà, un prurito ricorrente con qualche fitta di dolore, dovrebbe essere un campanello d’allarme: che consiglio si può dare a chi si ritrova in questa situazione?

Oggi l’automedicazione è molto diffusa. Le donne sono portate ad acquistare prodotti per correggere una sintomatologia che però può nascondere delle problematiche che dovrebbero essere affrontate in maniera diversa e competente.
Utilizzare prodotti non adeguati, soprattutto per tempi molto lunghi, non solo comporta una mancata risoluzione del problema, ma addirittura può accentuarlo attraverso dei processi di allergizzazione, irritazione e alterazione di quella che è la condizione normale a livello locale. Quindi un’adeguata informazione è fondamentale, ovviamente con il supporto del proprio specialistica di fiducia.

Dopo aver sdoganato la disfunzione erettile, bisogna sdoganare anche i problemi che possono avere le donne. Che sono di altro tipo, ma ci sono.

Paradossalmente, oggi le disfunzioni sessuali non vengono affrontate in maniera corretta. I dati ci dicono che circa il 20% delle donne possono avere dolore nel rapporto sessuale, mentre il 40% delle donne in post-menopausa possono avere dolore. Fare corretta informazione e individuare in tempi utili la patologia ci consente di indirizzare il trattamento e ridare una vita pienamente vivibile a tutte queste pazienti.

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